Inchiesta G8: salgono a 17 gli indagati

Sale a diciassette il numero degli iscritti nel registro degli indagati nell’ambito dell’inchiesta riguardante le irregolarità negli appalti per le strutture dei “Grandi Eventi”. Tra gli altri troviamo i nomi di: Angelo Balducci, presidente del consiglio superiore dei lavori pubblici, vice di Bertolaso per il G8; Diego Anemone, imprenditore romano titolare della società Anemone, che di quel G8 si è aggiudicato parte dei lavori; Mauro Della Giovampaola, coordinatore dell’unità tecnica che sovrintende alle opere per l’anniversario dei 150 anni dell’Unità d’Italia e Claudio Rinaldi, il Commissario straordinario per i Mondiali di nuoto. I reati d’imputazione sono associazione a delinquere, corruzione, abuso d’ufficio, ricettazione.

A far scattare l’inchiesta sono state le intercettazioni del Ros nell’ambito dell’inchiesta della procura di Firenze sull’urbanizzazione dell’area di Castello, di proprietà dell’imprenditore Salvatore Ligresti, sequestrata nel novembre 2008 su ordine della Procura toscana. L’indagine è poi passata nelle mani della Procura di Roma dopo un rapporto dei carabinieri di Nuoro che, ascoltando alcune intercettazioni, si erano imbattuti in una potenziale notizia di reato che hanno ritenuto di competenza romana.

Inizialmente le indagini dei pm romani Sergio Colaiocco e Assunta Cocomello si sono concentrate solamente su sei persone, più tardi il numero degli indagati è cresciuto a seguito del deposito in procura, lo scorso 26 gennaio, di una informativa della Guardia di Finanza.

Attualmente le indagini sono passate in mano alla procura di Perugia, che si occuperà sia del filone fiorentino che di quello romano attraverso i sostituti procuratori Sergio Sottani e Alessia Tavarnesi, in coordinamento con il procuratore facente funzioni Federico Centrone.

L’inchiesta sta gradualmente disvelando un vero e proprio “sistema Bertolaso” fatto di appalti concessi a parenti e amici, condito da storie di sesso che ogni giorno si fanno più losche;  a sgretolare il sistema sono state le intercettazioni telefoniche, nelle quali gli imputati hanno di fatto ammesso i reati, a volte “vantandosi” degli stessi. I personaggi indagati, tutti legati a doppio filo l’uno con l’altro da rapporti di conoscenza, amicizia e parentela, hanno di fatto creato una rete illegale paragonabile per assonanza al sistema di Tangentopoli. Bertolaso grida ancora al complotto, parola che ormai è diventata di moda per screditare l’azione dei magistrati e per cercare di gettare fumo negli occhi dei cittadini: il meccanismo sta diventando sempre più difettoso.

Stefano Bernardi