Beppe Grillo vince la causa con le parlamentari


In occasione del Vaffa-Day dell’8 settembre 2007, Beppe Grillo raccolse circa 350mila firme a favore della proposta di legge di iniziativa popolare contro la presenza di condannati in Parlamento e per l’introduzione di un limite massimo di due legislatura.
Naturalmente, dopo che la Corte di Cassazione ebbe certificato l’autenticità delle firme, il comico genovese ebbe la possibilità di presentare il disegno di legge alle due camere.

E proprio in occasione di un’audizione al Senato del giugno scorso per parlare dell’iniziativa “Parlamento Pulito”, Grillo disse, tirando in ballo anche l’abolizione delle preferenze, che “sei persone hanno deciso i nomi di chi doveva diventare deputato o senatore. Hanno scelto 993 amici, avvocati e, scusate il termine, qualche zoccola, e li hanno eletti“.
A sentirsi tirate in ballo dallo “zoccole” del comico diverse senatrici (Giulia Bongiorno, Gabriella Gianmarco, Paola Binetti, Angela Napoli, AnnaGrazia Calabria, Manuela Di Centa, Erica Rivolta, Paola Frassinetti, Paola Goisis, Mariella Bocciardo, Elena Centemero, Alessandra Mussolini, Giovanna Petrenga, Catia Polidori, Maria Elena Stasi, Monica Faenzi, Paola Pelino, Donatella Ferranti) che avevano così deciso di quererarlo.

Lunedì scorso, 15 febbraio, però, il gip Maddalena Cipriani ha deciso di accogliere l’istanza del pm che chiedeva l’archiviazione.
“Nella richiesta di archiviazione – spiega il giudice nel documento conclusivo delle indagini preliminari – il pm faceva osservare che ‘esaminando lo stenografico della seduta unitamente alla registrazione visiva […] le espressioni utilizzate dal Grillo rientravano nel generale diritto di critica politica […] La frase proferita dall’indagato, sebbene volutamente volgare ed inappropriata, è inidonea a ledere l’onore e/o la reputazione proprio per la sua genericità ed assoluta indeterminatezza, non essendo identificato né assolutamente identificabile la persona e/o le persone di cui il dichiarante ha inteso riferirsi”.

Beppe Grillo, sul suo blog, commenta la sentenza senza entrare nel merito ma rimarcando come, a quasi due anni dall’inizio della legislatura, il Presidente del Senato Renato Schifani non abbia ancora trovato il tempo di tirare fuori dal cassetto la legge firmata da 350mila cittadini per sottoporla al vaglio delle camere.