Frattini: nel 2011 via gli italiani dall’Afghanistan


Il ministro degli Esteri Franco Frattini
è intervenuto questa mattina per parlare del futuro della missione militara italiana in Afghanistan, dopo il voto della Camera dello scorso 9 febbraio che ha rinnovato il finanziamento a tutte le missioni internazionali con il voto favorevole dell’intero arco parlamentare.

Dal 2011 – ha detto Frattini – iniziera’ un graduale ritiro dall’Afghanistan, questo ci chiedono gli afghani e ci chiede Karzai”.
Il ministro ha poi spiegato il ruolo attuale dei nostri militari verso i sempre più frequenti scontri del contingente internazionale contro i talebani, in vista dell’offensiva di primavera fortemente voluta da Obama.
“(I militari, ndr) non sono al momento utilizzati nelle operazioni contro i talebani in corso – ha aggiunto – poiché lontane dalle regioni dove sventola il tricolore. […] Tuttavia le azioni antiterroristiche per la liberazione di villaggi ancora in mano ai guerriglieri sono necessarie pertanto non si esclude che anche gli italiani possano parteciparvi se richiesto dal comando della Nato, fermo restando l’autonomia dei generali italiani che posso decidere se dislocare anche i propri uomini, visto che non è possibile allontanarsi dalla propria zona di competenza se non temporaneamente. […] I militari italiani comunque sono pronti a combattere“.

Il New York Times, intanto, ha rivelato che l’Isi, i servizi segreti pakistani, hanno condotto insieme alla Cia una speciale operazione che ha portato alla cattura, al confine fra il Pakistan e l’Afghanistan, di Mullah Abdul Salam, governatore ombra della provincia di Kunduz e dell’omologo di Baghlan, Mullah Mir Mohammed, due importanti leader locali di Al Qaeda.
Questi arresti seguono all’arresto, a gennaio, del numero 2 del terrorismo islamico afghano, Abdul Ghani Baradar.

Presto arriveranno anche tutti i 30mila nuovi soldati americani che Obama ha deciso di stanziare sul territorio per aprire una nuova fase dello scontro militare con i talebani. Forse, però, sarebbe stato più utile investire sui servizi segreti e su quei programmi sociali che dovrebbero garantire istruzione, cibo e lavoro al popolo afghano: l’unico modo per intaccare davvero il consenso di Al Qaeda.