Olimpiade, Slittino: medaglia di legno per l’Italia

Occasione sfumata per il duo italiano dello slittino composto da, Chistian Oberstolz e Patrick Gruber.
La coppia che, era stata accreditata dal giornale americano “Sport Illustrate” di una sicura medaglia, si è infatti fermata ai piedi del podio.
Terzi dopo la prima manche Oberstolz e Gruber hanno peccato nella seconda frazione, peggiorando il loro tempo (da 41.527 a 41.585), in coincidenza con il miglior risultato dei tedeschi Leitner e Resch. Capaci dal canto loro di migliorarsi passando dal 41.566 della prima discesa al 41.474 della seconda.
Per una distacco finale di soli 72 millesimi. Nulla.
L’oro è andato ai fratelli austriaci Andreas e Wolfang Linger, seguiti da altri due fratelli, questa volta lettoni: Andris e Juric Sics.
La vittoria dei Linger, ha inoltre annullato la speranza tutta tedesca di un en plein pregiatissimo, dopo le vittorie di Felix Loch nell’individuale maschile e Tatjana Huefner in quello femminile.
Anche se ai vincitori il dualismo e la lotta con i tedeschi interessava poco: ““Eravamo qui per noi e per il nostro paese – dice Andreas, il più ‘vecchio’ dei due fratelli con i suoi 28 anni – per noi è stato semplicemente grandioso ripeterci dopo il successo di Torino”.
Entusiasti e commossi alla premiazioni anche i fratelli Sics: “Vincere…? E chi non vorrebbe vincere alle Olimpiadi. Ma per un paese piccolo e giovane come il nostro essere secondi qui è fantastico. Ci siamo allenati con grande determinazione e siamo felicissimi… Faremo una grande festa: prima qui e poi a casa nostra”.

In casa Italia, invece, niente festa per un quarto posto finale che sa di beffa ma non fa disperare visto le parole di Olberstolz:Non siamo delusi perché non abbiamo sbagliato noi, sono stati bravi i tedeschi a rimontare nella seconda parte. Sette centesimi sembrano pochi, ma in realtà nella nostra disciplina sono tanti. Non possiamo parlare di sfortuna, non c’e’ stato un errore vero e proprio che ci e’ costato il podio, abbiamo disputato nel complesso due buone manche“.

Paolo Piccinini