Asili nido, 25% fuori dai comunali

Cittadinanzattiva compie uno studio sugli asili nido italiani e i dati emersi sono allarmanti. Un bimbo su quattro non può accedere alle strutture. Questo per la carenza delle stesse e per le rette troppo alte che non permettono ad una famiglia il mantenimento del nido.

Lo studio ha considerato una famiglia tipo di tre persone (genitori e figlio 0-3 anni) con reddito lordo annuo di 44.200 e relativo Isee di 19.000 mentre i dati sulle rette sono elaborati a partire da fonti ufficiali delle Amministrazioni comunali.

Si registrano degli aumenti rispetto al biennio 2007-08. Aumenti che in alcuni casi non sono irrisori. Ecco alcune cifre: Oristano (+51%), Ragusa (+29%), Catania (+20%), Viterbo (+18%), Trapani (+17%), Salerno (+14%), Pistoia (+11%). Rispetto a un anno fa, gli aumenti medi principali si registrano al Sud (+3,2%) e al Centro (+2,7).

Il costo medio è di 297 euro al mese, ovvero una spesa annua a famiglia di circa 3.000 euro (considerando 10 mesi di utilizzo del servizio) per mandare il proprio figlio all’asilo nido comunale.  La cosa che si fatica a comprendere è la disparità di tariffe da provincia a provincia che rende la situazione frammentata e con opposti alquanto evidenti.

La disponibilità di posti: è un altro punto focale. Anche in questo caso in media il 25% dei bambini rimane fuori le strutture comunali mentre nel 2007-08 erano il 23%. Anche in questo caso grande disparità fra le varie regioni che, per numero di bambini fuori le strutture, è capeggiata dalla Campania con il 42% di bimbi in lista di attesa, seguita da Lazio (36%) e Umbria (35%).

Sempre a proposito di disparità citiamo alcuni dati per la retta mensile: mentre a Lecco si pagano 572 euro a Cosenza si paga un terzo (110 euro) così come Roma (146 euro). Lecco ha una tariffa piu’ che doppia rispetto a Milano (232 euro).

La conclusione dell’indagine di Cittadinanzattiva è sulla copertura di posti in Italia che confrontando posti e utenza poteziale fa registrate una media italiana dove la copertura del servizio è del 5,8%, con un massimo del 14,6% in Emilia Romagna e un minimo dell’1% in Calabria e Campania. Un dato molto lontano dall’obiettivo comunitario del 33%.

Antonio Borzì