Corruzione, la vera emergenza

Che la corruzione sia un malcostume largamente diffuso nel Bel Paese è cosa ormai ben nota. L’inchiesta legata agli appalti del g8 che riempie in questi giorni le prime pagine dei giornali è solo l’ultima, ennesima prova inconfutabile. La malsana commistione tra pubblico e privato nel nostro paese è stata più volte denunciata, da organismi più che autorevoli. Per ultimo proprio la Corte dei Conti, che nella relazione presentata all’inaugurazione dell’anno giudiziario, ha segnalato un aumento ragguardevole delle denunce dei reati di corruzione (+229%) e dei reati di concussione (+153%) rispetto all’anno precedente.

Qualche tempo fa, Transparency International, organizzazione internazionale che si occupa di sconfiggere la piaga della corruzione in molti paesi, nell’ultimo relazione ha definito l’Italia come un paese poco propenso alla legalità. In questo rapporto viene utilizzato un parametro, denominato indice della percezione sulla correzione (Cpi), in cui in una scala di valori che va da 0 (corruzione diffusa) a 10 (assenza di corruzione), l’Italia ottiene un punteggio di 4,3 poco al di sopra di Romania, Grecia e Bulgaria che han ottenuto 3,8 punti e si tiene ben distante da più virtuosi paesi quali Svizzera, Svezia e Danimarca, che si aggirano intorno ad un punteggio pari a 9.

Invece per quanto riguarda il parametro Bpi che individua la propensione alla corruzione tra i 22 paesi più sviluppati ed economicamente più influenti, l’Italia ottiene 7,4 punti e si classifica 17esima dietro Hong Kong, Sud Corea e Taiwan. Inoltre un’ indagine del 2007, effettuata dal Servizio Anticorruzione del Ministero dell’Innovazione nella Pubblica Amministrazione, sulla percezione della corruzione all’interno dei Ministeri, ha fatto emergere che nella metà dei dicasteri (9 su 18) sono stati segnalati casi di corruzione. La cosa più allarmante è che questo dati son emersi solo 3 mesi fa.In questa giornata, in cui si discute di un disegno di legge anti-corruzione, ci si dimentica che il nostro paese non ha ancora ratificato la convenzione del Consiglio d’Europa contro la corruzione del 1999.

Quindi oltre alla responsabilità penale di qualche pubblico amministratore, vi è sicuramente anche la responsabilità politica della nostra classe dirigente che in questi anni si è occupata si di giustizia, ma per bloccare i processi, tenere alla larga il presidente e i suoi ministri dalle aule dei tribunali, e complicare le indagini dei pubblici ministeri attraverso il ddl intercettazioni. Rispetto al 150°anniversario dell’unità d’Italia, ai mondiali di nuoto, all’organizzazione del g8 e di tutte quelle volte in cui si è utilizzato la decretazione d’urgenza per opinabili motivi, la corruzione dilagante non rappresenta una problematica contro cui intervenire con rapidità, alla faccia dei maitre-a-penser liberali che vedono nell’aumento delle regole, un incentivo alla loro violazione? Forse è proprio questa la vera emergenza.

Daniele Vacca