Svizzera – Libia, diplomazie al lavoro

il leader libico, Muammar Gheddafi

Alti diplomatici di Svizzera e Libia sono in queste ore al lavoro, coadiuvate dai colleghi tedeschi, per cercare una comune soluzione alla crisi che ha investito i rapporti tra i due paesi. Lo riferisce la tv svizzera SF. Gli incontri stanno avvenendo in seguito alla riunione che si è tenuta due giorni fa a Madrid, in Spagna, tra li ministro degli Esteri svizzero, Micheline Calmy-Rey, con l’omologo collega libico, Musa Kusa.

Il portavoce del ministero degli Esteri svizzero, Adrian Sollberger, ha dichiarato che si sta “lavorando a una soluzione“, non aggiungendo altri particolari. Intanto il ministero degli Esteri italiano parla di progressi nelle trattative tra Svizzera e Libia. Il titolare della Farnesina, Franco Frattini, aveva già incontrato nei giorni scorsi in Italia, presso Villa Madama, il collega libico e quello maltese.

La crisi tra Tripoli e Berna è scoppiata dopo che la Svizzera ha inserito nella lista nera di Schengen 188 personalità libiche, tra cui anche il colonnello Muammar Gheddafi, probabilmente dopo le inascoltate richieste di rimpatrio dalla Libia di due cittadini elvetici bloccati in ambasciata da oltre un anno e mezzo a causa della condanna per i reati di evasione fiscale e immigrazione illegale. Ma la vera scintilla che ha innescato la crisi diplomatica va cercata in dietro nel tempo, due anni fa, quando le autorità svizzere chiesero l’arresto del figlio del leader libico, Hannibal, per il sospetto reato di maltrattamento dei propri domestici.

Purtroppo a Tripoli, secondo fonti libiche, alcuni cittadini italiani giunti nel paese nordafricano con visti di tipo vario, turistici o d’affari, sarebbero stati respinti. Gesti, questi, che inducono la Francia ad esprimere preoccupazione per la vicenda, mentre il ministro degli Esteri spagnolo, Miguel Angel Moratinos, il cui paese detiene la presidenza di turno dell’Ue, assicura: “Tripoli e Berna vogliono trovare una soluzione”.

Michele De Chirico