Tav: dopo gli scontri, 5mila in piazza

Sono bastate 48 ore, ai movimenti valsusini che da anni si battono contro il progetto della Tav, per portare in piazza oltre 5mila valligiani che ieri sera hanno partecipato alla lunga fiaccolata indetta per dare una pacifica ma ferma risposta agli scontri dei giorni scorsi.
Mercoledì scorso, infatti, l’ennesimo assedio alla trivella, installata vicino Susa per svolgere i carotaggi preliminari all’apertura dei cantieri, aveva scatenato la reazione delle forze dell’ordine, a quanto pare infastidite dalle palle di neve e ghiaccio lanciate dai manifestanti.
Le cariche, ordinate da Spartaco Mortola, uno dei tanti dirigenti promossi per i “meriti” del massacro alla Scuola Diaz a Genova nel 2001, avevano lasciato a terra una donna di 50 anni, Marinella, e un ragazzo, Simone, rimasto fino a ieri sera in prognosi riservata.

Ad aprire la fiaccolata, che ha attraversato Bussoleno accompagnata da migliaia di bandiere “No Tav”, l’ormai consueto striscione “La Valle che resiste”, accompagnato dai cartelli “Simone uno di noi” e “Marinella uno di noi”.
Un corteo, quello di ieri sera, che, dopo i 50mila scesi in piazza a gennaio, torna a legittimare il movimento No Tav come portavoce della sensibilità della stragrande maggioranza dei valligiani, nonostante tutte le forze politiche della piana torinese, ad eccezione della Federazione della Sinistra presente senza bandiere, si siano schierate dalla parte del Tav, tanto che il Partito Democratico, in merito agli scontri di mercoledì, ha espresso in una nota solidarietà alle forze dell’ordine attaccate da anarcoinsurrezionalisti travestiti da militanti No Tav.
In attesa di sapere esattamente chi siano questi famigerati anarcoinsurrezionalisti, tirati in ballo ogniqualvolta che ci siano degli scontri di piazza da giustificare, è obiettivamente poco probabile che i 5mila che ieri hanno attraversato la valle armati di fiaccole siano i pericolosi terroristi di cui il Pd ha tanto parlato.

I cittadini, a margine della fiaccolata si sono riuniti in assemblea per redarre un documento che rilancia la lotta, esprimendo solidarietà ai feriti, chiedendo “l’allontanamento dalle forze di polizia di quei militari che si sono macchiati di questa vile aggressione” e l’introduzione “dell’identificazione di ogni componente delle f.d.o. in servizio”, e ricordando “la volontà popolare” contraria al Tav espressa dalla “petizione del 2007” (32mila firme raccolte in appena due mesi) e dalla “manifestazione del 23 gennaio scorso”.

Mattia Nesti