Berlinale: orsetto a Polanski… che è in prigione per stupro

D’ oro o d’argento non importa… la Germania oggi insegna che se si sta in galera causa strupro, al berlinale si può partecipare… e addirittura vincere.
Roman Polanski ieri vince il premio per la regia: l’Orso d’Argento al made in polonia “The Ghost writer” sbaraglia la giuria nonostante il suo regista non era lì a prendersi gli applausi. Polanski, agli arresti domiciliari in Svizzera perche’ accusato di uno strupro a una tredicenne avvenuto nel 1967 negli Usa, non ha potuto assistere alla premiere del film a Berlino. A ritirare il premio Robert Benmussa, il suo produttore: “Sono sicuro che Roman ne e’ felice”, ha detto. Sicuramente si… perchè non esserlo. Ma subito dopo rivela cosa gli ha detto Roman sulla, già nulla, possibilità di intervenire alla cerimonia:
 “Se potessi venire, non lo farei: l’ultima volta che sono andato a un festival per rititrare un premio, sono finito in galera”. Giustizia o no, sicuramente non è colpa di Berlino, tantomeno della Berlinale che in più lo riconosce con l’ orsetto.

Se la regia di un film consiste nel trasmettere alla sceneggiatura un particolare punto di vista, collaborando al montaggio e alla creazione dello spettacolo… è stato davvero il caso di far partecipare ancora un artista pluripremiato che ora passa le sue ore riflettendo sul passato? Far vincere la sua bravura, induce sociologicamente a pensare che che questa persona deve essere punita e ripulita dagli orrori per cui viene condannato?

A “Miele”, nuovo episodio della trilogia di Semih Kaplanoglu va l’orso d’oro. Il racconto della vita di un ragazzo, Yusuf, e della sua crescita personale e artistica in un villaggio contadino in Turchia, commuove il pubblico.
La migliore interpetazione è invece quella di Grigori Dobrygin e Sergei Puskepalis: vincono l’Orso d’argento “Come ho finito questa estate”, diretto dal russo Alexej Popogrebski.

Ilaria Salzano