Calcio, Mourinho: “Se batto il Chelsea, non esulto”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 19:11

La gara della stagione per l’Inter e per il suo tecnico è ormai alle porte. Una partita speciale per un allenatore ‘Special’ che a Stamford Bridge ha lasciato dei bellissimi ricordi sia tra i calciatori che nel pubblico dello stadio londinese, che dopo 50 anni, con Mou in panchina ha potuto riassaporare il trionfo in campionato. Il portoghese non è però riuscito a portare al Chelsea la Champions League, ora ci riprova con l’Inter, ma anche qui il compito è arduo e gli anni, anzi i decenni sono già troppi.

Uno scoglio non come tutti gli altri è quello dei Blues, uno scoglio da superare per ambire alla tanto desiderata Coppa, e Mourinho lo sa bene e lo ribadisce in un’ intervista al Sunday Mirror: “Io sono parte della storia del Chelsea e loro sono parte di me. Quando arrivai in Inghilterra, la gente si chiedeva chi fossi, ma poi hanno cambiato atteggiamento quando ho detto loro che ero lì per conquistare dei trofei e ho mantenuto le promesse fatte. Il Chelsea sarà sempre speciale per me e in molte occasioni ho detto che spero di ritornarvi un giorno. Ma quando dico “un giorno”, non sto dicendo quando questo succederà”.

Festeggerà la vittoria? “Non devo dimostrare niente a nessuno, perchè devo festeggiare se vinciamo una partita di calcio, ma in realtà non abbiamo ancora vinto nulla”.

Il Chelsea un avversario senza segreti per Mourinho? “E’ vero, conosco bene il Chelsea e, quindi, non è una gara così difficile da preparare per me. In genere, sono meticolosissimo, ma dalla mia partenza da Stamford Bridge nulla è cambiato: affrontano le partite esattamente come facevano quando c’ero io e anche gli uomini che scendono in campo sono gli stessi. Non credo, però, che il Chelsea abbia paura dell’Inter, perché è un grande club con grandissimi giocatori. E, del resto, nemmeno noi abbiamo paura di loro: rispetto questo sì, ma paura mai. Per nessuno”.

Le differenze fra Inghilterra e Italia? “Il campionato di Serie A è più competitivo di quello inglese, perchè il gap fra le squadre di vertice e quelle dietro non è così grande come in Premier League. Però, se non sei italiano, non vieni considerato meritevole di stare qui. In Inghilterra, invece c’è rispetto per gli allenatori stranieri e per questo motivo ero più felice là”.

Mou parla anche di Abramovich, che lo mandò via all’inizio della stagione 2007-2008: “Una persona con cui ho avuto sempre un buon rapporto”. Il presidente preferito resta quello del Porto, Jorge Nuno Pinto da Costa perchè è “uno che c’era quando doveva esserci e che parlava quano doveva parlare, che mi ha dato tutto quello che volevo e mi ha sempre appoggiato in pieno. Si è adattato alla mia mentalità, rendendo tutto più facile”.

E il giocatore preferito chi è ? “E’ Frank Lampard. Sono orgoglioso di aver lavorato con un campione e con un uomo del genere perchè è uno che non si accontenta, che vuole sempre migliorarsi e questo per me vuol dire essere un vero professionista. Quando Frank gioca, gioca tutta la squadra, ha un record di presenze incredibile e non si risparmia mai”. Basterà dunque fermare lui mercoledì prossimo? Come diceva Lucio Battisti, lo scopriremo solo vivendo…

Miro Santoro