Sanremo di Maria de Filippi: chi ha votato il PrinciPupo?

Tanto è stato detto e tanto si continuerà a dire, giustamente, sull’appena concluso Festival di Sanremo; sarebbe troppo facile, d’altronde, liquidare con sufficienza un fenomeno televisivo (e musicale?) che ha coinvolto 12 milioni di italiani.
Certo, sarebbe stato meglio poter occuparsi del livello relativamente alto di diverse canzoni in gara ma, considerato il risultato finale, è inevitabile partire dalle motivazioni che hanno spinto la platea a fischiare e gli orchestrali a rivoltarsi platealmente contro le orde di ragazzine (e non solo) televotanti che hanno ribaltato il loro giudizio.

Poco è rimasto da dire sulla vittoria di Scanu, esito che ha sorpreso solo la Clerici, spinto al primo posto dal popolo di Maria de Filippi abituato a televotare in massa a differenza di chi, apprezzando magari la buona musica di Noemi, Malika Ayane o Irene Grandi, ci pensa due volte prima di spendere un euro per influenzare il verdetto di Sanremo.
In attesa che ci si decida ad abolire il televoto sarebbe inutile infierire ancora sulla canzone del giovane ragazzo sardo che se sfruttasse le sue potenzialità musicali al di fuori dei canoni in stile Amici potrebbe anche avere successo. Rimane solo il dubbio di scoprire cosa passasse per la testa agli autori del poetico “coperti sotto il mare a far l’amore in tutti i modi, in tutti i luoghi, in tutti i laghi“.

Discorso a parte merita, invece, il fenomeno del PrinciPupo (termine coniato da Assante e Castaldo, critici di Repubblica), con il monarchico trio capace di piazzarsi secondo, davanti anche a Marco Mengoni, unico finalista meritevole della vittoria.
I tre non potevano certo vantare il sostegno del pubblico dei talent show, eccezion fatta per il Ballando con le stelle vinto dal principe, e da questo si deduce, tristemente, che la canzone è davvero piaciuta ad una larga fetta del “popolo”, nonostante le reazioni scandalizzate del pubblico in sala.
Nel 2006, d’altronde, un qualsiasi italiano tipo non avrebbe mai ammesso, nemmeno sotto tortura, di votare per Berlusconi, ma il centrodestra perse quelle elezioni per poche migliaia di voti.

E così oggi, con grande dimostrazione di italica ipocrisia, la lettera d’amore del principe all’Italia finisce sul podio e rischia la vittoria.
Speranza, fede, amore mi stanno sopra il petto; se il tricolor ti piace la libertà e la pace l’Italia bella ti darà“, cantavano i giovani fascisti in partenza per le guerre coloniali, “io credo nelle tradizioni di un popolo che non si arrende, io credo nella mia cultura e nella mia religione, per dire al mondo e a Dio, Italia amore mio”, canta il PrinciPupo.
Le somiglianze, certamente non volute, ci sono e, al popolo sanremese, sono pure piaciute. Preoccupiamocene.

E, come ha consigliato qualcuno, riascoltiamoci “Viva l’Italia” di De Gregori; può essere un ottimo antidoto.