Heavy Rain il videogioco che sa commuovere

Premessa: molti dicono si tratti di una rivoluzione ma non è così. Dovrebbe essere considerata una sorta di evoluzione di un sistema videoludico già apparso negli anni scorsi.

Ma dopo questa doverosa introduzione non si può che lodare il lavoro di quel David Cage che, dopo aver dato alla luce una minirivoluzione videoludica come  Fahrenheit, potenzia tutto lo scibile videoludico togliendo spazio all’azione pura e dandolo ai sentimenti.

Chi avesse giocato a Fahrenheit sa di cosa stiamo parlando. Una libertà d’azione che prima non si era vista  e soprattutto una “responsabilità” di ciò che si compie in grado di dare vita a risultati differenti.

Tornando ad Heavy Rain Cage presenta uno scenario semplice ma inquietante: un serial killer si aggira per Philadelphia e il suo obiettivo sono i bambini. Ecco che entra in gioco quella componente di sentimento che riesce a dare una svolta in ambito videoludico. E quale sentimento può essere maggiore di quello di un padre per un figlio?

Il tutto è corredato da una storia che riesce a donare una profondità psicologica fuori da comune. Già in Fahrenheit si erano visti certi meccanismi che però in questa nuova creazione diventano più profondi. Si gioca con la psiche e si gioca con il ritmo. Si entra in un vortice di azione e reazione dove tutto è ponderato ma allo stesso tempo si deve confrontare con l’irrazionalità che solo l’essere sconvolti per la potenziale perdita di un figlio può dare.

Ed è proprio da quest’esperienza personale che nasce la creazione di Cage. La semplice perdita per 10 minuti di un figlio al centro commerciale ha portato il creatore e sua moglie in uno “stato di puro panico e per dieci minuti abbiamo visto l’inferno”, ricorda. “Heavy Rain nasce da quei dieci minuti: dal baratro emotivo apertosi con la possibilità che non avrei più rivisto mio figlio”.

Il videogame è in uscita su Playstation 3 e promette di diventare una pietra miliare nel mondo videoludico. Cage è entrato di diritto in quella casta di game creator come Will Wright o Sid Meier o Peter Molyneaux, ma forse ha dato anche quel  qualcosa in più. I videogame non sono più semplice intrattenimento, le potenzialità dei mezzi sono infinite e soprattutto la profondità psicologica entra di diritto in un settore capace ancora di grandi cose.

Antonio Borzì