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Sanità, Fazio: su Ru486 serve normativa nazionale

Il ministro della Salute, Ferruccio Fazio ha ufficializzato oggi, in occasione di un incontro promosso dal Forum della soliderietà Lombardia, la volontà di inoltrare presto una richiesta di parere sulla pillola abortiva Ru486 al Consiglio superiore della Sanità. “Esiste un’esigenza – ha spiegato il mimnistro – sentita da molte parti ma anche dalle stesse Regioni, di una normativa nazionale“.

La somministrazione della pollila, che potrebbe essere commercializzata già a metà marzo, è stata stabilita solo in sei Regioni (Lombardia, Toscana, Veneto, Piemonte, Emilia Romangna, Trentino Alto Adige) che hanno, tra l’altro, individuato soluzioni diverse. Più precisamente, Lombardia, Toscana e Veneto hanno indicato l’opzione del ricovero ordinario per tutta la durata dell’interruzione di gravidanza (generalmente tre giorni), mentre Emilia Romagna, Piemonte e la provincia autonoma di Trento, hanno optato per il day hospital, prevedendo appositi protocolli che permettono il monitoraggio costante della paziente, anche al di fuori della struttura ospedaliera.

Ad anticipare l’animato dibattito sulla necessità di individuare una “strategia nazionale” per la distribuzione della pillola abortiva era stato, qualche giorno fa, monsignor Rino Fisichella, cappellano di Montecitorio. “Il governo – aveva detto – deve mettere fine alla situazione diversificata, anarchica e a macchia di leopardo che si sta profilando nelle Regioni sulle modalità di utilizzo della pillola abortiva Ru486″.

Un invito raccolto dal ministro Ferruccio Fazio che ha scelto adesso di rimettersi alla decisione del Consiglio superiore della Sanità. Sul fornte laico è stato Umberto Veronesi, oncologo di fama internazionale ed ex ministro della Sanità, a esprimere il proprio convincmento sulla pillola abortiva. “La Ru486 – ha detto – è ormai accettata in tutta Europa e in tutto il mondo, in Italia è stata approvata dall’Aifa e non si può tornare indietro“.

Giovanni Bissoni, assessore alla Sanità dell’Emilia-Romagna ha, invece, sottolineato la necessità di individuare una soluzione al di fuori della politica. “Ritengo – ha spiegato – che in materia assistenziale, senza invocare obblighi che la 194 non ha mai previsto, devono essere i professionisti, e non la politica, a definire i migliori percorsi assistenziali sulla base delle competenze e conoscenze scientifiche”. L’assessore ha anche rivendicato la necessità di concedere una certa “libertà” di manovra alle singole amministrazioni regionali.

“Occore pieno rispetto per le competenze e le autonomie delle Regioni – gli ha risposto il sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella – ma è evidente che un parere di compatibilità legislativa non può che essere fornito dal Governo o dal Parlamento“.

A spalleggiare la posizione di Giovanni Bisson, ci ha pensato invece il chirurgo del Pd, Ignazio Marino. “Le modalità e la durata del ricovero – ha detto – debbono essere discusse e decise in un contesto di relazione tra medico e paziente e valutate caso per caso, considerando ogni singola specificità. Non servono – ha aggiunto Marino – le lettere di sottosegretari nè le minacce di altri politici: ancora una volta la politica dovrebbe rispettare il proprio ambito di intervento e non invadere quello di altre professioni”.

Maria Saporito