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Una anno di sport meno “Candido”

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Sono trascorsi 365 giorni da quando Candido Cannavò in una mattina di domenica ci ha lasciato dopo 3 giorni di sofferenza in seguito ad un malore accusato il 19 febbraio 2009 nella mensa della ‘Gazzetta dello sport’. E’ già passato un anno ma il ricordo di Candido non si è affievolito per nulla, anzi giorno dopo giorno è cresciuto con iniziative che si sono susseguite in ogni angolo d’Italia.

Chi, come me, ha avuto il piacere di conoscere Candido Cannavò di persona può sicuramente parlare di una persona ancor più umana ed umile di quanto poteva trasparire attraverso i mezzi di comunicazione. Disponibile con chiunque, riusciva a ritagliare del proprio tempo per tutti nonostante i suoi continui impegni. Ti faceva sentire subito a tuo agio, lui era ed è un mito per chi come me ama il giornalismo e lo sport, stavi accanto a lui osservandolo e ascoltandolo come si fa con i miti viventi ma lui non se ne rendeva conto. Non stava e non si sentiva sopra ad alcun piedistallo, chiunque era al suo stesso livello. Persona davvero unica e da cui c’era sempre da imparare sia dal punto di vista giornalistico che da quello umano.

In questi giorni si svolgono le Olimpiadi di Vancouver 2010, le prime senza Candido Cannavò che le seguiva in prima persona ormai da Roma 1960. Per lui i Giochi olimpici sono sempre stati la massima espressione dei valori dello sport, quelli che lui cercava di portare ovunque, in ogni angolo del mondo e in ogni occasione di vita. Sport e vita, un connubio che è sempre emerso dai suoi articoli fin dalla sua giovinezza. Chissà che parole avrebbe usato per commentare il triste evento della morte dello slittinista georgiano avvenuta poche ore prima della cerimonia inaugurale.

Sono passati 365 giorni di vita e di sport, giorni in cui tante persone come me che lo stimavano si saranno chiesti ad ogni avvenimento sportivo quali parole avrebbe utilizzato Candido per commentarli. Chissà cosa avrebbe detto del ritorno in Formula uno del suo amico Schumy con la McLaren? Forse lui non avrebbe parlato di tradimento ma di un’altra furbata di Micheal ma senza dubbio avrebbe apprezzato perché credeva nella longevità degli atleti, dimostrata anche dalla sua amica Yosefa Idem. Chissà che parole avrebbe usato dopo l’improvvisa scomparsa di Franco Ballerini, uno di quegli uomini di sport che lui apprezzava tantissimo. Chissà come avrebbe commentato l’ennesimo scudetto dell’Inter e la debaclè italiana in Europa. Chissà come avrebbe preso il ritorno di Bettega alla Juve. Chissà quale parole dure avrebbe rivolto a Danilo Di Luca e Davide Rebbelin, ultimi ciclisti caduti nella rete del doping. Chissà che cosa avrebbe detto del nono titolo di Valentino Rossi. Chissà come avrebbe accolto le medaglie ed i record di Federica Pellegrini. Ecco, potremmo continuare all’infinito, ma da quando lui non c’è più il giornalismo italiano e la nostra anima ha perso qualcosa d’incolmabile e queste domande continueranno per sempre ad esistere in noi. Questo è stato un anno di sport privo di quella sostanza che solo lui poteva darci, questo è stato un anno di sport sicuramente meno “Candido”!

Salvatore Morelli