Home Interni: Scopri cosa accade Oggi in Italia Politica Bonino: il mio sciopero? Iniziativa di speranza

Bonino: il mio sciopero? Iniziativa di speranza

“Questo non è il momento della rassegnazione. Lo sciopero è un’iniziativa non violenta, un‘iniziativa di speranza. Mi auguro che tutti i cittadini, radicali o meno, non si arrendano, ma moltiplichino l’impegno per raccogliere le firme e pretendere il rispetto della legge“. Così in una conferenza stampa convocata ieri a Milano, la leader radicale, Emma Bonino ha spiegato il senso dello sciopero della fame e della sete che intende portare avanti in segno di protesta.

Ciò che la candidata al governo del Lazio, unitamente a tutto il partito radicale, lamenta è la scarsa copertura mediatica dei mezzi d’informazione in periodo di campagna elettorale e la “latitanza” dei pubblici ufficiali che nei vari Comuni avrebbero dovuto autenticare le firme necessarie per la presentazione delle liste.

“Non è una rinuncia o un alzare bandiera bianca – ha aggiunto ieri la Bonino – ma semmai l’alzare la bandiera infangata della democrazia“. “Ho posto il problema della legalità e del processo democratico – ha insistito la leader radicale – a partire dalla Rai, fino ai Comuni e ai 300mila autenticatori delle firme che non rispettano quanto previsto dalla legge 43 del 1995″.

La decisione della Bonino di ricorrere allo sciopero ha spinto molti a formulare ipotesi sul suo possibile ritiro dalla corsa elettorale nel Lazio. “Decideremo all’ultimo minuto a livello nazionale, il da farsi – ha detto ieri la Bonino ai giornalisti che la interpellavano, senza giri di parole, su questo – Per il momento abbiamo ancora alcuni giorni per impegnarci e per lottare”.

Un’opzione, quella del ritiro, che non piace affatto al segretario del Pd, Pier Luigi Bersani. Intervenuto ieri alla riunione di partito per la presentazione dei candidati alle presidenze  delle Regioni (alla quale la Bonino non era presente), Bersani ha tagliato corto: “Non credo” ha ripetuto per tre volte alla platea che Emma Bonino voglia rinunciare alla candidatura. La sua, ha aggiunto “è una segnalazione forte che va alle istituzioni, al ministero dell’Interno, ai Comuni che sono preposti alla raccolta delle firme, al sistema dell’informazione. Penso sia una protesta che vada ascoltata”.

Ma se il segretario nazionale dei democratici ostenta “comprensione” per la nuova strategia operativa sostenuta dalla leader radicale, minore tolleranza dimostrano, invece, molti esponenti dello stesso Pd che hanno sempre guardato con sospetto alla candidatura della vicepresidente del Senato nel Lazio e individuano nell’ultima “uscita” della Bonino l’occasione ghiotta per abbozzare un “Noi l’avevamo detto” stretto tra i denti.  .

Immediatamente raggiunta dalla notizia che la sua “sfidante” stava per iniziare lo sciopero della fame, la candidata alla presidenza del Lazio sostenuta dal centrodestra ha fornito un commento tranchant: “La storia si ripete – ha detto Renata Polverini – è una forma di protesta che i radicali mettono sempre in pratica. Io non ho tempo per scioperare, sono in campagna elettorale”.

Di diverso tenore la valutazione di Nicola Zingaretti, presidente della Provincia di Roma: “Voglio esprimere la mia solidarietà personale a Emma Bonino – ha dichiarato – perché, pur se impegnata con passione e generosità in una durissima campagna elettorale, è costretta allo sciopero della fame e della sete per difendere elementari principi di democrazia e legalità. Faccio appello al Pd e a tutte le forze democratiche – ha aggiunto Zingaretti – affinché, il prima possibile, collaborino per rispondere positivamente alle richieste di Emma Bonino”.

Maria Saporito