Fmi: “Impossibile ridurre il deficit senza riforme strutturali”

Ne avevamo parlato non più tardi di ieri in seguito all’ intervento a Otto e Mezzo di Lorenzo Bini Smaghi della Banca Centrale Europea  che, conversando a tutto campo con Lilli Gruber sugli effetti della crisi in Europa, aveva auspicato un maggiore rigore nei conti pubblici e il ricorso a provvedimenti strutturali per evitare di dover sovradimensionare il ruolo del Fondo Monetario Internazionale come sta accadendo per la Grecia. E proprio da una ricerca del Fmi oggi arriva una risposta dello stesso tono.

Innanzitutto, si legge nel documento, la situazione attuale non permette di chiudere con gli stimoli all’economia prima della fine dell’anno, ed è il 2011 la data indicata per avviare, gradualmente, il processo di ritiro, in quanto i tempi non appaiono maturi perchè “la domanda privata si possa sostenere da sè”. I primi provvedimenti poi dovrebbero andare verso un generale incremento delle entrate, con un maggiore sforzo di contenimento delle spese e una più efficace lotta all’evasione, due campi in cui la legislazione della maggior parte dei paesi presi in esame appare ancora lacunosa.

Priorità è insomma l’attenzione al debito pubblico, a partire dall’osservazione che, a conti fatti, “un altro anno di deficit costa molto di pù di un altro anno di tassi bassi” secondo quanto avrebbe dichiarato un funzionario del Fondo Monetario Internazionale. In seguito è necessario che le economie di tutti i paesi si dotino di una serie di strumenti per fronteggiare la nuova realtà socio – economica, a partire dall’invecchiamento della popolazione per arrivare alla sempre più diffusa crisi dell’occupazione. Non solo tagli dunque, ma largo a serie revisioni dei sistemi pensionistici, alla cura delle varie anomalie createsi nel tempo nel mercato del lavoro e ad una virtuosa concorrenza di beni e servizi nei mercati. Buon lavoro.

Alberto Martinelli