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Scontro sul caso Thyssenkrupp. I sindacati: “E’ un ricatto”

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Non hanno pace i lavoratori della Thyssenkrupp. Dopo il tragico incidente della notte tra il 5 e il 6 dicembre 2007, in cui persero la vita sette operai e un ottavo restò ferito in maniera non grave per una fuoriuscita di olio bollente in pressione, agli strascichi legali ancora ben lungi da vedere la fine si sovrappone la crisi economica. La Thyssen infatti ha optato per  la mobilità obbligatoria per trenta dipendenti, suscitando la prevedibile ferma opposizione da parte dei sindacati, Fim, Fiolm e Uilm.  Il motivo principale del contendere è quanto accadrà il 2 marzo, giorno della scadenza della cassa straordinaria. L’azienda infatti sembra optare per il rifiuto a chiedere un prolungamento e puntare invece sulla soluzione della mobilità, a 970 euro al mese per un anno, prologo al licenziamento. Si mette invece di traverso la Fiom, che tramite Fabio Carletti ha fatto sapere di rifiutare questa opzione puntando sulla cassa in deroga.

Ma la situazione destinata a far discutere, e che già ha alzato a più livelli lo scontro sulla questione, è quella relativa alle ripercussioni della vicenda sul processo contro l’azienda per l’incidente di due anni fa. Secondo i sindacati infatti l’azienda ha messo sul tavolo della trattativa, tra le condizioni necessarie per venire incontro alle richieste dei lavoratori, l’azzeramento di tutti gli accordi precedenti, e soprattutto che gli operai rinuncino a costituirsi parte civile nel processo. Una proposta che ha fatto sobbalzare anche ambienti della politica in particolare in area di centro sinistra, a partire dall’ex ministro del lavoro Cesare Damiano, che ha chiesto l’immediato intervento del suo successore Sacconi nella vicenda.  
La difesa degli avvocati da parte sua sostiene che la rinuncia alla costituzione di parte civile sarebbe parte di una serie più complessa di accordi già sottoscritta da altri ex operai e una logica conseguenza delle pretese sollevate dai sindacati. Sindacati che invece rilanciano, parlando di “accanimento” della Thyssen e denunciando il tentativo da parte dell’azienda di sovrapporre il piano economico a quello giudiziario, per il quale, è bene ricordarlo, la Thyssen è accusata, oltre che di falle nella sicurezza, anche di procedure illegali nella mole di straordinari.

Ora gli operai, che senza accordo rischiano la rottura unilaterale del rapporto da parte dell’azienda, chiedono l’intervento della politica e stanno manifestando con un presidio presso la Regione Piemonte.

Alberto Martinelli

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