Home Cultura

Sandro Pertini, “fenomeno” italiano

CONDIVIDI

 

Uno dei miei primi ricordi è Sandro Pertini che esulta in tribuna per la vittoria dell’Italia ai Mondiali di calcio in Spagna. Una gioia diretta, genuina, poco “diplomatica”, in linea con il suo carattere.

Scrivere un ritratto di Pertini è impossibile in poche righe, ma è difficile anche per gli storici. La sua vita, infatti, fu ricca di eventi e al centro di tanti momenti importanti della storia italiana.

Quel che emerge, fin dalla giovinezza, è il suo coraggio Nel primo conflitto mondiale si distingue sul fronte tanto da meritare la medaglia d’argento al valor militare.

Socialista da sempre, si oppone con coerenza al fascismo tanto da essere arrestato e condannato più volte prima di andare in esilio in Francia. Nel 1926, infatti, è tra gli artefici dell’avventuroso espatrio di Filippo Turati, uno degli avversari più detestati dal fascismo: da Savona alla Corsica in motoscafo.

In Francia, tra politica e tanti lavori per mantenersi (dal muratore alla comparsa cinematografica…), organizza il suo ritorno in Italia. Il suo impegno antifascista “in prima linea” è però fermato da un nuovo arresto nel 1929.

Il suo carattere poco “conciliante” durante il processo aggrava la sua posizione. Inizia la reclusione a Regina Coeli, ma la sua salute peggiora a tal punto che le autorità interrompono il carcere duro per mandarlo in case di cura sorvegliate. Provvedimenti inutili tanto da portare la madre di Pertini a chiedere la grazia. Nonostante il grande affetto per la madre, Pertini commenta con parole dure la sua iniziativa e, tanto per non essere frainteso, conferma la sua posizione al Tribunale Speciale.

Scontata la pena, il regime lo “premia” con il confino a Ponza, poi alle Tremiti e a Ventotene. Che, anche se qualcuno ha detto il contrario, non erano certo “villaggi vacanze”.

 
 
 

 

Dopo aver combattuto per la liberazione dai nazifascisti, Pertini è protagonista della vita politica del dopoguerra. Segretario del PSI nel 1945, eletto alla Costituente e poi deputato, direttore dell’Avanti!, presidente della Camera dei Deputati nel 1968 fino ai lunghi scrutini che, l’8 luglio 1978, lo fanno diventare presidente della Repubblica.

Pertini ricopre questa carica in uno dei periodi più difficili della storia d’Italia, quando il terrorismo si affianca alla crisi economica. Nonostante questo quadro sconfortante, Pertini diventa una figura di riferimento per gli italiani, stimato anche all’estero.

Perché? La sua coerenza e la sua integrità lo hanno reso credibile, le sue posizioni chiare restano attuali. Basta rileggere le sue definizioni di libertà (parola vuota senza giustizia sociale), la condanna della criminalità organizzata, la denuncia dell’inefficienza dello Stato di fronte alle calamità naturali (per esempio dopo il terremoto in Irpinia). Un’attenzione verso problemi purtroppo attuali, in tempi di inchieste sulla ricostruzione in Abruzzo e tangenti “sparse” in tutta la penisola. Chiudiamo quindi con una frase di Pertini sulla corruzione:

“La corruzione è una nemica della Repubblica e i corrotti devono essere colpiti senza nessuna attenuante, senza nessuna pietà. Dare la solidarietà, per ragioni di amicizia o di partito, significa diventare complici di questi corrotti.
E l’esempio, soprattutto, deve darlo la classe dirigente, ed in primo luogo, naturalmente, chi vi parla in questo momento”.

Parole datate 1979. O no?

 

Laura Denaro