Home Cultura La musicalità è innata, a dimostrarlo uno studio italiano

La musicalità è innata, a dimostrarlo uno studio italiano

 

Grande successo è stato riscontrato da una ricerca tutta italiana condotta dalla Fondazione Mariani che è la prima a evidenziare cosa accade nel cervello dei neonati mentre ascoltano una melodia e dimostra che nasciamo già pronti e reattivi per metterci all’ascolto. La musica risulta infatti “già scritta” nel cervello umano tanto che già a due giorni di vita siamo in grado di riconoscere stonature e note.

Si ha avuto la conferma di questa teoria grazie ad una ricerca condotta dal team di Daniela Perani presso l’università Vita-Salute del San Raffaele di Milano che è stata anche pubblicata da PNAS Proceedings of the National Academy of Sciences degli USA. La Perani assieme ai colleghi hanno dato il via a questa ricerca monitorando diciotto bambini di due giorni di vita mentre facevano loro ascoltare musica e sottoponendoli poi ad una risonanza magnetica funzionale: è questa una tecnica innocua che permette di vedere il cervello mentre è al lavoro. Grazie a questo procedimento hanno notato e messo in evidenza risposte allo stimolo musicale identiche a quelle degli adulti, ovvero attivazioni di regioni specifiche dell’emisfero di destra.

Un’altra cosa che è stata evidenziata inoltre è la reazione ad una musica “sbagliata” in cui sono state introdotte dissonanze o passaggi continui tra tonalità di tipo diverso; in questo caso specifico sono state osservate risposte precise da parte del cervello che sono state diverse da quelle notate con l’ascolto di melodie “giuste”. Questo, concludono in sintesi gli autori dello studio, dimostra che fin dai primi giorni di vita c’è nel nostro cervello una specializzazione musicale, in grado di riconoscere la musica e le sue distorsioni.

I precedenti studi effettuati avevano messo in risalto la presenza di questa specializzazione già nel cervello degli adulti anche se non per forza musicisti: quello che però non ancora si sapeva era la comprensione della sua origine, ovvero se fosse il risultato solo dell’apprendimento passivo del cervello ad un ambiente esterno pieno di stimoli sonori, tra cui quelli musicali,o se esistesse fin dalla nascita grazie a fattori di tipo neurobiologico o genetico.

Rossella Lalli