RU486:ora si discute sul ricovero o meno per l’interruzione di gravidanza

Dopo venti anni dalla sua introduzione in Francia, arriva anche nei nostri ospedali la pillola abortiva.

La RU486 verrà utilizzata come alternativa all’interruzione di gravidanza chirurgica, dopo un percorso di approvazione legislativa molto lungo e problematico, a causa delle polemiche sollevatisi sul rimedio, anche  da parte del Vaticano, di parere contrario all’utilizzo.

Dopo il via commerciale, la RU486 approvata dall’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco), sarà disponibile in tutti gli ospedali, anche se ancora sono molti i dubbi sulle sue modalità di utilizzo.

Per il momento solo l’Emilia Romagna, la Lombardia, il Piemonte, la Toscana, Trento e il Veneto, hanno stabilito una metodica di somministrazione, per il resto le idee sulla RU486 non sono chiare.

Il problema nasce dalle parole del sottosegretario alla Salute Eugenia Roccella, secondo la quale tutta la procedura abortiva con la pillola RU486 deve svolgersi all’interno della struttura ospedaliera, fino al compimento dell’aborto. “La donna deve essere trattenuta fino ad aborto avvenuto”, sostiene la Roccella.

Il Italia si vorrebbe  dunque , al contrario di ciò che avviene in tutti gli altri paesi, in cui si effettua l’interruzione farmacologica, nei quali è previsto solo il day hospital, rendere obbligatorio il ricovero.

La Roccella ha previsto una lettera indirizzata a tutte le regioni, in merito all’utilizzo della RU486, mentre il ministero della Salute inoltrerà la richiesta di un parere  al Consiglio Superiore della Sanità.

L’assessore alla Sanità dell’Emilia Romagna, Giovanni Bissoni ha ribattuto: “Valuteremo con molta attenzione la lettera annunciata dal sottosegretario Roccella sulle modalità di somministrazione della RU486 tenendo presente che, in materia di organizzazione e gestione dei servizi sanitari, la Costituzione tutela l’autonomia regionale”.

“La politica non può certo intervenire su una scelta che la donna fa con il suo medico”, commenta la ginecologa Elisabetta Canitano, presidente di Vita di Donna. “Insistere poi sul ricovero obbligato è solo una perdita di tempo, considerato che nessuno può obbligare la donna a restare in ospedale”.

g.