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Sudan: rilasciati 57 prigionieri

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Dopo l’accordo di pace siglato tra il governo e il Justice and Equality Movement (JEM), sono stati liberati 57 prigionieri trattenuti dopo l’attacco alla capitale Khartoum del 2008 da parte del gruppo di insorgenti della regione del Darfur.

Si tratta del primo passo del trattato firmato lo scorso giovedì in Qatar, accordo che prevede non solo la liberazione dei prigionieri, ma anche l’assegnazione di ruoli nel governo ad esponenti del gruppo ribelle.

L’accordo con JEM, oltretutto, sarà sicuramente molto profiquo per il Presidente Omar Hasan Ahmad al-Bashir, soprattutto per la sua campagna elettorale per le Presidenziali del prossimo aprile.

Dall’interno della prigione Kober, a nord di Khartoum, il ministro della giustizia Adbel Basit Sadberat ha detto ufficialmente alla stampa che 57 prigionieri sarebbero stati liberati, quasi il doppio dei trenta che il governo aveva promesso in precenza.

Fuori dal carcere, dove più di 100 persone sono state imprigionate in merito all’assalto a Khartoum del 2008, decine di persone erano ammassate in attesa di vedere se il governo avrebbe mantenuto la promessa fatta in precedenza

Secondo quanto ha detto il Ministro della Giustizia nella conferenza stampa, tra i prigionieri rilasciati ben 50 erano in attesa di sentenza capitale. Tra i ribelli liberati c’è anche Adam Abdullah al-Nur, che è stato abbracciato dai suoi sostenitori all’uscita dal carcere.

“La mia unica preoccupazione”, ha commentato al-Nur, “è dare alle persone del Darfur i loro diritti, dare ad ogni vecchia donna o bambini i loro diritti”.

La folla ha poi marciato con striscioni che inneggiavano all’attacco del 2008, dove i combattenti del JEM camminarono per chilometri dal deserto a pochi chilometri dal palazzo presidenziale, prima di essere fermati dalle truppe governative.

“Questa è la prima volta che JEM agisce davanti alle persone, alla luce del sole”, ha detto uno studente a Reuters, rifiutandosi di dire il nome. “Oggi è un grande giorno. Mio fratello è in prigione, è un soldato di JEM. Io sono un sostenitore di JEM.”

Rimane da sperare che questa volta la pace nel Darfur non sia solo un miraggio e che dopo le elezioni di aprile il cessate il fuoco possa continuare, garantendo quindi la stabilità di cui la regione ha infinitamente bisogno.

Sebastiano Destri