Tremonti e Bankitalia: sullo scudo fiscale ognuno insiste col dire la sua

Ironizza, minimizza, ed in definitiva smentisce quanto contestato, il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, riguardo le critiche avanzate dall’opposizione riguardo i presunti ottimi risultati sbandierati a seguito del rientro dei capitali dall’estero tramite il provvedimento del cosiddetto scudo fiscale. Capitali che in realtà sarebbero in buona parte rientrati solo giuridicamente, come approfondito nei precedenti articoli delle pagine di Economia di NewNotizie.

“Mi dicono che è stato scudato anche un cavallo – sorride perspicacemente Tremonti – che operava su territorio nazionale, ma che aveva  un titolo giuridico fuori”. Il ministro così argomenta l’impossibilità effettiva (la quale, però, prima che venisse rilevata dai dati di Bankitalia l’anomalia di cui in questi giorni si parla, non era stata evidenziata da alcuna fonte ufficiale ed era ben lungi dall’esser resa nota ai non addetti ai lavori) di imporre il rientro anche fisico di capitali spiegando che “se uno  rimpatria un portafoglio titoli, e dentro ha investimenti in fondo europeo, non si può imporre di spostare il fondo europeo per  riportarli in Italia”.

Resta il fatto che, come ormai noto, i dati ora diffusi dalla Banca d’Italia sui capitali rientrati per mezzo del così chiamato scudo fiscale, non combaciano in alcun modo infatti con quelli dichiarati dal Governo: pare infatti, secondo i dati Bankitalia, che siano in realtà soltanto 35 miliardi , cifra alquanto diversa rispetto all’enormità dei 93 miliardi indicati dal Ministero del Tesoro alla fine della dichiarata “prima tranche” del 15 dicembre 2009.

Ed il ministro per la Semplificazione, Roberto Calderoli, cosa ne dice? L’onorevole, che non perde in buon umore, si prodiga nell’eseguire il suo compito alla lettera, e semplifica. “Banca d’Italia, o banca d’opposizione?”, è stato infatti, ad oggi, l’unico interrogativo, e l’unico retorico commento da parte dello sbrigativo coordinatore padano.

L’Ocse, invece, ha preso piuttosto seriamente il caso, decidendo di avviare un’indagine al riguardo, per esaminare la questione dello scudo fiscale italiano sotto il profilo dell’osservazione delle norme anti-riciclaggio. Sarebbe questa, infatti, secondo gli esperti dell’Ocse, la chiave su cui far vertere le indagini.

Ma come si spiega, al momento, un divario di dati così grande? Con i dati resi noti da Bankitalia, si contesta per ora al governo di “aver giocato sull’ambiguità”, ossia di non aver distinto in due tabelle i 35 miliardi derivanti da rimpatri veri e propri dai circa 50 miliardi registrabili sotto la voce attività rimaste investite all’estero mediante regolarizzazione o rientro puramente giuridico.

Il direttore dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, si era compiaciuto di mettere l’accento sull’innegabile successo dell’operazione dello scudo,  sulla quale peraltro c’erano già molte divergenze di opinione manifestate soprattutto da parte dell’opposizione di governo, fatto per cui bisognava evidentemente ad ogni costo cercare di difendere l’operato della maggioranza, almeno con qualche “imbellettamento” della situazione di fronte al grande pubblico in generale. Ma non è sfuggita, per questa volta, almeno alla Banca d’Italia l’anomalia ora resa evidente nei dati proclamati.

Ed ecco le immediate e prevedibili sollevazioni generali da parte dell’opposizione, che si ritiene oggi ingannata dai risultati di una operazione che già non aveva auspicato, considerandola fin dal principio come una beffa alla lealtà negli affari. Elio Lannutti dell’Italia Dei Valori chiede ora al Governo pubbliche scuse per le “bugie” dette, Stefano Fassina responsabile per l’economia del Pd, contesta ad Attilio Befera di non saper smentire la Banca d’Italia, e di non dire neppure, dal canto suo, quanta parte di capitali regolarizzati dobbiamo dunque ritenere essere effettivi rimpatri fisici, e quanti sono stati invece i rimpatri puramente giuridici.

Intanto, ci si difende come si può, con lo spiegare, in attesa di ulteriori conferme ufficiali dei fatti, che i dati della Banca d’Italia permettono un’informazione statistica più accurata, che meglio distingua fra i rimpatri solo giuridici, riguardanti cioè capitali che restano a tutti gli effetti presenti in uno stato estero, ma la cui gestione o custodia viene affidata formalmente ad un intermediario residente in Italia, ed i rimpatri fisici veri e propri, gli unici che, all’atto pratico, sono in grado di  dare realmente luogo a flussi di capitali che in futuro vengono investiti in Italia, con il conseguente riscontro sull’aumento di ricchezza.

Sandra Korshenrich