Beppe Grillo sui derivati: “Tremonti, se ci sei, batti un colpo”

Interviene anche Beppe Grillo sulla delicata questione dell’enorme debito pubblico greco nascosto grazie alla sottoscrizione da parte del governo greco, di contratti di derivati dietro “cessioni” con le bache d’affari statunitensi Goldman Sachs e Jp Morgan Chase.
Una vicenda di cui ci eravamo occupati anche sulle pagine virtuali di questo giornale, cercando di fare un pò di luce sul meccanismo alla base di questi accordi finanziari. Il taglio dell’intervento del comico genovese su questa questione è, come nel suo stile, provocatorio ma al tempo stesso riflessivo, perchè solleva interessanti domande, su quale sia la situazione italiana, alla luce dello scoop del New York Times, il giornale che ha sollevato il coperchio di un calderne che definire in ebollizione è poco.

Fa riflettere che a intervenire su questo punto sia un personaggio di spettacolo, ma probabilmente è anche questo uno degli effetti della latitanza della politica, fermo restando che Grillo si è sempre occupato del rapporto politica/banche, anche in tempi in cui il pensiero dominante si poteva riassumere in poche parole: la finanza si regola da sola e chi non riconosce questo dogma va ignorato.

Partiamo dalla fine dell’intervento di Beppe Grillo. Sul suo blog infatti il comico genovese ha lanciato una provacazione (che poi è sopratutto un invito): “Tremonti se ci sei batti un colpo“. Su cosa dovrebbe intervenire il ministro dell’Economia? Su almeno due punti: con chi il Tesoro italiano ha sottoscritto i contratti di derivati? E sopratutto qual’è il loro ammontare?
Ma andiamo a monte: cosa centra l’Italia con quanto avvenuto in Grecia? Nel nostro articolo su Goldman Sachs e Jp Morgan Chase non si era toccato un aspetto dello scoop del NYT: la situazione italiana. Anche il nostro paese infatti ha sottoscritto con queste banche d’affari dei contratti swap, “beneficiando” di un’illusione simile a quella greca:

Stati come l’Italia e la Grecia entrarono nella UE con un deficit superiore a quello permesso dal trattato che creò l’euro. Piuttosto che aumentare le tasse o ridurre la spesa, questi governi ridussero artificialmente il loro deficit con i derivati“. Oggi l’Italia ha un debito di 1800 miliardi di euro. E’ abbastanza evidente che il bel Paese centri eccome con la situazione greca. Proprio da questa constatazione nascono le domande provocatorie di Grillo. Interrogativi che dovrebbero essere girati a tutti gli amministratori che ad ogni livello hanno sottocritto contratti di derivati.
Interroragtivi che prima o poi tutti gli italiani inizieranno a porsi e a rivolgere.

Enzo Lecci