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D’Alema e Fini alla “tavola” di Matteoli

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Anche ai meno attenti non sarà sfuggita l’innegabile sintonia tra i due. Un’intesa che scavalca i credi partitici e le storie personali per cementare una tacita alleanza fondata sulla stima e sulla lungimiranza reciproca. Gianfranco Fini e Massimo D’Alema hanno partecipato oggi alla tavola rotonda organizzata dalla “Fondazione della libertà” guidata dal ministro Altero Matteoli.

Un faccia a faccia serrato nel corso del quale i due leader politici – intervistati dall’ex direttore del Tg2, Mauro Mazza –  hanno avuto modo di esprimere le loro posizioni su vari argomenti, palesando inequivocabili vicinanze di vedute che, se da un lato lasciano prefigurare scenari politici più distesi e meno urlati, dall’altro suggeriscono l’immagine dell’insidioso “inciucio” che tutto ammette in nome della convenienza reciproca. Ma andiamo con ordine.

Si parte dalle riforme. “Discutere per 15 anni di riforme – ha detto D’Alema – e non farle alla fine fa ridere e non solo quelle controverse, perfino quelle condivise. Ridurre il numero dei parlamentari è una riforma condivisa, quella elettorale lo è meno, va discussa, ma cominciano a circolare delle idee, io sono d’accordo con Fini sul collegio uninominale – ha continuato l’ex premier – ma il punto è che se non facciamo i cambiamenti necessari, almeno quelli condivisi, è una dichiarazione di impotenza di una classe dirigente che non può che farci avvitare in un distacco sempre più drammatico tra politica e cittadini”.

Parole benedette da Gianfranco Fini che ha più volte espresso la volontà di operare in sinergia con l’opposizione per il raggiungimento di rifome condivise come quella che riguarda la riduzione del numero dei parlamentari o quella che permetterebbe il superamento del bicameralismo perfetto.

Il secondo nodo chiama in causa la politica. “Dobbiamo smetterla – ha detto il presidente della Camera – con il disprezzo nei confronti della politica. Il lestofante che si fa dare una bustarella per risolvere una pratica, beh, quella non è politica”. “Sono d’accordo con Fini – ha ripetuto il presidente del Copasir – non bisogna scambiare il disonesto con la politica, ma la politica deve prendere le distanze dal disonesto. Servono scelte drastiche e rigorose perché il rischio è che veniamo scambiati per una manica di malfattori”.

Un tandem, quello di Fini e D’Alema, destinato a rimanere tra gli esempi più eloquenti di “distensione” politica; lontano dalle invettive velenifere e dalle propagande scandite a ritmo di spot. Una corrispondenza di analisi e preoccupazioni che autorizza maliziose considerazioni e spinge alcuni (i più malfidati?) a ipotizzare un “disegno” più ampio, teso a sgomberare il campo da rugginosi meccanismi per preparare l’avvento di una nuova “era“: quella del FinAlema.

Maria Saporito

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