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D’Alema su giustizia: no a norme che aiutano a scansare i processi

Riforme condivise sul tema della Giustizia sono possibili, ma a condizione che si cambi la logica dell’intervento. Ne è convinto l’ex premier Massimo D’Alema che ha ieri partecipato alla presentazione dell’ultimo numero della rivista Italianieuropei dedicata ai “Nodi della giustizia, il processo penale”.

Presenti anche Edmondo Bruti Liberati, Gaetano Pecorella, Andrea Orlando e Luciano Violante; a loro (ma non solo) il neo presidente del Copasir ha ricordato che, per avviare un lavoro serio – e ormai irrimandabile – sulla giustizia, bisognerà evitare di cedere alla tentazione di proporre norme che “rispondono a interessi personali“.

“Finora il Parlamento – ha precisato D’Alema – ha discusso leggi e leggine sulla giustizia mirate solo a scansare la prossima udienza e che rispondevano alla logica per la quale le leggi sono solo la prosecuzione dell’attività dell’avvocato. Se questo continuerà – ha rimarcato l’esponente del Pd – è impossibile parlare di riforme”.

Tra i tanti temi affrontati dal presidente della Fondazione Italianieruropei, anche quello relativo alla separazione delle carriere in magistratura. Un’opzione che D’Alema ha definito “non percorribile” perché prefigura “il rischio di riduzione dell’indipendenza o di creazione di un corpo separato di Super Polizia”.

“Parlo da garantista – ha proseguito D’Alema – mi farebbe più paura un pm così che non uno che fa parte della magistratura. Credo invece a una netta distinzione delle funzioni, ma dentro lo stesso ordine giudiziario“.

Nella sua analisi c’è spazio anche per una riflessione su Tangentopoli che, secondo l’ex premier, non fu “un colpo di mano della magistratura contro la politica”. “La magistratura – ha spiegato D’Alema – riempì un vuoto lasciato dalla politica, un vuoto di guida morale che però alla lunga ha logorato anche la loro credibilità e oggi la magistratura appare in crisi nel rapporto col Paese a causa della sua sovraesposizione”.

Un’ultima considerazione, quindi, sulla situazione dei nostri giorni che – secondo il responsabile del Copasir – impone di procedere con cautela. “Attenti – ha avvisato – a non sottovalutare l’emergenza, al riemergere drammatico di una questione morale per la politica che rischia di aprire una frattura tra la classe dirigente e i cittadini e che richiede – ha concluso D’Alema – un’assunzione di responsabilità”.

Maria Saporito