Fini: mai incontrato Di Girolamo, arrestatelo

Il Presidente della Camera Gianfranco Fini è intervenuto oggi per commentare le anticipazioni, pubblicate dal “Corriere della Sera”, che svelerebbero l’esistenza di alcune intercettazioni che coinvolgerebbero l’ex leader di AN e Di Girolamo, il senatore PdL indagato per aver comprato dalla ‘ndrangheta i voti degli italiani all’estero.
“In relazione ad alcune frasi intercettate e oggi pubblicate su alcuni quotidiani – ha precisato il portavoce del Presidente della Camera, Fabrizio Alfano – Fini esclude in modo categorico di aver direttamente, o tramite la propria segreteria, o terzi, telefonato al senatore Di Girolamo, ed esclude altresì di averlo ‘convocato’ nei propri uffici o altrove per incontri o riunioni“.

“Francamente – ha poi aggiunto il diretto interessato, intervistato da un cronista del “Corriere” – non ricordo nemmeno di averlo conosciuto. Vai a capire poi se l’ho visto. […] Quale sarebbe il problema, ammesso e non concesso che io abbia visto Di Girolamo? Lui era appena diventato senatore del Pdl, io sono un cofondatore del partito“.
“Se – ha concluso Fini – fossi senatore”, voterei “per l’autorizzazione all’arresto”.

Nell’intercettazione incriminata, una delle tante che, ancora in questi giorni, stanno contribuendo a disegnare uno sconvolgente quadro di corruzione e delinquenza, si sente il boss della ‘ndrangheta Franco Pugliese che, il 16 aprile 2008 a poche ore dalla conferma dell’elezione di Di Girolamo, chiama Gennaro Mokbel, imprenditore romano sostenitore del senatore pidiellino.
“Ho perso la voce – si lamenta il boss – pe ste c…o e votazion… e voi non mi chiamate manco”.
Mokbel si scusa e, parlando del neo-eletto Di Girolamo, spiega che “Mo’ ha chiamato Fini… stamattina…”.

Parole che, certamente, non coinvolgono direttamente il Presidente della Camera che ha però voluto sottolineare “la necessità di spazzare via, e al più presto,” ogni “ombra offensiva e infamante” che si allunga sul Paese e sul Popolo delle Libertà.
Il problema, come ha spiegato, non è, infatti, un suo ipotetico incontro con un senatore del partito di cui fa parte ma, piuttosto, il partito stesso.

A meno che, ovviamente, dopo Di Girolamo, Pennisi, la condanna di Mills…non si continui davvero a pensare che “l’ombra offensiva e infamante” esista per colpa dei soliti magistrati sovversivi.