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Fini: sugli immigrati la penso diversamente da Berlusconi

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La mia opinione non coincide al 100% con quella del presidente del Consiglio e questo è notorio”. Gianfranco Fini ha deciso di espatriare i “rumors” di quanti sostengono che tra lui e Berlusconi esistono seri motivi di tensione che potrebbero compromettere la stabilità della loro unione partitica.

Interpellato a Bruxelles sul tema dell‘immigrazione, il presidente della Camera ha ammesso, infatti, la distanza della sua posizione rispetto a quella del Cavaliere che, fino a ieri, ha rimarcato una teoria che non convince del tutto Fini. Ecco quale: “La sinistra – ha spiegato Berlusconi – vuole spalancare le porte ai cittadini stranieri. Vuole l’invasione degli immigrati perché pensa che con loro si possano cambiare i pesi del voto, che finora ha visto gli italiani premiare i moderati”.

Un’idea che non coincide con quella del cofondatore del Pdl che ha, invece, preferito analizzare con più lucidità il delicato quadro generale che impone di avviare una seria riflessione sul tema dell’integrazione.

“Quel che accade a Milano – ha iniziato Fini riferendosi ai recenti scontri in via Padova – non è poi diverso da quel che accade a Bruxelles a Malmoe o a Marsiglia: è un problema non solo italiano, ma europeo quello del rapporto con le minoranze culturali, etniche o religiose, che tutti vogliono integrare ma poi – ha proseguito il presidente della Camera – quel che significa integrare è la grande sfida della cultura europea”.

“Qualcuno pensava – ha ricordato Fini – che la Francia avesse indicato la strada, con il modello dell’assimilazione, ma poi la cronaca ha indicato che non era proprio così. Altri, e in particolare la sinistra, guardavano al modello olandese o britannico, quello del ‘melting pot’, di tante diverse comunità, ma ora i primi che rimettono in discussione questo modello – ha precisato l’ex leader di An – sono proprio gli olandesi e i cittadini di Sua Maestà”.

Insomma, per il dirigente del Pdl, quella dell’immigrazione è una questione che merita maggiore attenzione e sensibilità collettiva. Non solo da parte della politica. “Non basta dire che una politica corretta determini una corretta integrazione – ha concluso Gianfranco Fini – la sfida è capire che cosa significa davvero integrazione non solo nell’ambito dei doveri, ma in quello dei diritti degli immigrati“.

Maria Saporito