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Ikea, apre il negozio di Salerno, lavoro per 230 giovani del territorio

Inaugurazione ieri del negozio Ikea di Baronissi in provincia di Salerno. Un’apertura, programmata da molto tempo, che incrementa la flotta degli store della multinazionale svedese in Italia. Nel nuovo punto vendita sono stati assunti 230 dipendenti o co-workers (collaboratori) come vengono definiti nel linguaggio informale che ha sempre contraddistinto il brand svedese. A questi si aggiungono poi circa 100 altre risorse che lavorano nell’indotto generato dal colosso del mobile.

Il taglio del nastro di ieri è avvenuto secondo il solito copione (parte integrante dell’immagine della stessa Ikea) tenuto nelle corrispondenti iniziative per le apertura degli altri store in Italia e nel mondo: modelle svedesi vestite in abiti tipici, piatti della tradizione scandinava e intervento da parte dell’ambasciatore di Svezia. Elementi che si inseriscono nella cosidetta “svedesità” di questo gruppo, rendendolo un’anomalia rispetto alla stragrande maggioranza della multinazionali che quando divengono tali perdono i tratti specifici della loro identità territoriale. Ma Ikea ha sempre tenuto uno stile diverso, evidenziando, in più di una occasione, che il suo obiettivo non è vendere solo mobili al miglio prezzo ma anche esportare un modello culturale completo in cui l’identità svedese e dello Smaland (l’area geografica dove nel dopoguerra inizio l’avventura di Ingvar Kamprad, l’esempio del self made man, secondo la stessa azienda) nè rappresentano i perni centali.

Il nuovo punto vendita di Salerno è il terzo del sud Italia, dopo Napoli Afragola e Bari Mungivacca. I co-workers assunti sono impegnati nelle varie aree in cui si articola l’organizzazione interna di ogni singolo punto vendita. L’età media degli assunti è di 29 anni. Dopo l’iniziale fase di assestamento Ikea ridurrà il numero dei suoi dipendenti a 210 con l’impegno però a tornare ad assumere alla luce di quelle che saranno le esigenze del negozio. La ricaduta occupazione sul territorio è innegabile. Bisognerebbe però tenere anche in considerazione la tipologia dei contratti di assunzione. Come sempre più tipico da parte della grande distribuzione organizzata, la maggior parte delle risorse è stata infatti inquadrata in contratti part time (con diverse tipologie di monte-ore). Nello specifico, secondi i dati del Corriere della Sera, ben il 90% dei co-worker non lavorerà a tempo pieno. Una scelta aziendale che tiene in considerazione le esigenze dei punti vendita alla luce di quelli che sono i momenti di maggiore affluenza da parte dei visitatori, ossia i fine settimana.

Enzo Lecci

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