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La Cei vede i problemi del Sud in una classe dirigente inadeguata

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I vescovi scrivono sulla crisi economica che ha colpito il Mezzogiorno d’Italia. E presentano il documento “Chiesa Mezzogiorno”. Un documento molto duro che parte da una verifica della situazione con “i dati negativi si concentrano nelle regioni del Sud, caratterizzate dalla presenza di molte famiglie monoreddito, con un alto numero di componenti a carico, con scarse relazioni sociali ed elevati tassi di disoccupazione”.

“Questa situazione – continua il documento – è favorita dalla bassa crescita economica e da una stagnante domanda di lavoro, che a loro volta provocano nuove povertà e accentuano il disagio sociale. La disoccupazione tocca in modo preoccupante i giovani e si riflette pesantemente sulla famiglia, cellula fondamentale della società”.

Ma i vescovi non vedono tutti nero affermando che “i giovani del Meridione non devono sentirsi condannati a una perenne precarietà che ne penalizza la crescita umana e lavorativa”.

Pur riconoscendo le difficoltà dell’attuale situazione la Cei propone una possibile soluzione chiedendo di puntare sulla “formazione professionale”.

Un’analisi attenta che si sofferma anche su uno dei problemi più importanti del sud: l’emigrazione. A tal proposito i vescovi dicono che l’emigrazione”cambia i connotati della società meridionale, privandola delle risorse più importanti e provocando un generale depauperamento di professionalità e competenze, soprattutto nei campi della sanità, della scuola, dell’impresa e dell’impegno politico”.

Un meridione però che rimane ancorato ai valori della vita come dimostra il tasso di crescita demografica. Elemento che viene lodato dalla Cei. “Il Sud- affermano i vescovi-, pur in mezzo a difficoltà economiche, continua, per ora, ad avere un tasso di natalità superiore alla media nazionale. Questa preziosa risorsa esprime fiducia verso il futuro ed è la prima concreta attuazione della speranza nell’accoglienza della vita, manifestando peraltro il legame inscindibile tra condizioni sociali ed economiche e questione antropologica.”

Ma non bisogna lasciare il Sud al proprio destino ed è necessario “riprendere la riflessione sul cammino della solidarietà nel nostro Paese, con particolare attenzione al Meridione d’Italia e ai suoi problemi irrisolti, riproponendoli all’attenzione della comunità ecclesiale nazionale”. “Torniamo sull’argomento – precisa la Cei – per intervenire in un dibattito che coinvolge tanti soggetti e ribadire la consapevolezza del dovere e della volontà della Chiesa di essere presente e solidale in ogni parte d’Italia, per promuovere un autentico sviluppo di tutto il Paese”.

Ma l’importanza anche della partecipazione alla politica è ritenuta fondamentale come anche il liberarsi dalle catene della malavita che non riesce ai giovani d’esprimersi liberamente.

I vescovi puntano il dito contro “le mafie che avvelenano la vita sociale, pervertono la mente e il cuore di tanti giovani, soffocano l’economia, deformano il volto autentico del Sud”. “La criminalità organizzata – approfondisce la Cei – non può e non deve dettare i tempi e i ritmi dell’economia e della politica meridionali, diventando il luogo privilegiato di ogni tipo di intermediazione e mettendo in crisi il sistema democratico del Paese, perchè il controllo malavitoso del territorio porta di fatto a una forte limitazione, se non addirittura all’esautoramento, dell’autorità dello Stato e degli enti pubblici, favorendo l’incremento della corruzione, della collusione e della concussione, alterando il mercato del lavoro, manipolando gli appalti, interferendo nelle scelte urbanistiche e nel sistema delle autorizzazioni e concessioni, contaminando cosi’ l’intero territorio nazionale”. “Le organizzazioni mafiose –continua il testo – hanno sviluppato attività economiche, mantenendo al contempo ben collaudate forme arcaiche e violente di controllo sul territorio e sulla societa’”.

Ma come sconfiggere la mafia? Due sono i punti fondamentali sottolineati dalla Cei: la cultura e il rifiuto dell’omertà.

Due aspetti fondamentali per sconfiggere questo annoso problema del Meridione. Problema che, come ricordato sopra nel documento Cei, non rappresenta l’unica spina nel Sud ma contribuisce a rendere il quadro allarmante e drammatico.

Antonio Borzì