Le nuove generazioni parleranno (anche) cinese, a Roma il primo liceo specializzato

E’ una classe di 28 fortunati alunni  la protagonista di quello che è stato presentato come un primato in Italia. Lo studio della lingua cinese inserito nel programma scolastico. L’inaugurazione, avvenuta oggi,  alla presenza del Ministro dell’istruzione Maria Stella Gelmini, ha portato alla luce quello che dovrebbe essere, nelle intenzioni, l’inizio di un’internazionalizzazione della scuola italiana, non limitando però questo processo all’insegnamento dell’inglese o delle altre lingue “tradizionali”.

La Cina negli ultimi anni è divenuta una delle potenze economiche mondiali più influenti, diventa quindi necessario studiare la lingua di riferimento, sia per motivi d’integrazione, sia , potremmo dire, per motivi difensivi. E’ indubbio che la crescita e l’espansione dell’ economia “della grande muraglia” sia avvenuta in modo straordinariamente repentino e il mondo intero si è inizialmente trovato leggermente impreparato. Non è inoltre così semplice per uno straniero riuscire ad avere successo in territorio cinese ( da quì’ l’espressione “economia della grande muraglia”), anche se ormai esistono diverse realtà che ce l’hanno fatta, grazie però a molti agganci, altrettanti compromessi ed una profonda conoscenza della lingua e della cultura del luogo.

Tornando al Convitto Nazionale Vittorio Emanuele II ,sembrerebbe essere il precursore di un cambiamento epocale, il Ministro con la bacchetta  ha così commentato la novità: è “un’offerta formativa ricca, per una lingua ancora sconosciuta ma con un impatto importante. Con la riforma della scuola abbiamo introdotto lo studio della cittadinanza, ma ai nostri alunni dobbiamo insegnare anche ad essere cittadini del mondo”.

L’iniziativa è sicuramente ottima, ma ad onor del vero, il liceo Pigafetta di Vicenza , già da qualche anno ha autonomamente inserito lo studio opzionale, come del resto avviene nel liceo romano, della lingua cinese nel programma scolastico degli alunni di terzo quarto e quinto anno.

E così.. nei prossimi anni, cadrà nel dimenticatoio un detto storico della nostra di lingua, quella italiana,  dove si è soliti ribattere ad uno che non capisce quello che gli si sta dicendo ” hai capito o parlo cinese?” Nel medio periodo, questa simpatica espressione, nata dall’estrema lontananza delle due lingue, potrebbe perdere molto del suo significato. 

Angelo Sanna