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Scuola italiana: un edificio sempre più malandato

Si chiama “ecosistema scuola” la ricerca condotta da Legambiente sullo stato degli edifici scolastici italiani. L’esito dell’indagine (condotta su 42.000 edifici scolastici) è tutt’altro che positivo: se quasi il 50% degli edifici è stato sottoposto a interventi di manutenzione straordinaria negli ultimi cinque anni, infatti, ancora più del 30% necessita di interventi di manutenzione urgenti; le strutture per lo sport mancano nel 40% delle scuole; al Sud a fronte di un 65,09% di scuole dichiarato a rischio sismico solo l’11,76% possiede il certificato di collaudo statico. A bilanciare queste criticità alcuni miglioramenti sul fronte della sostenibilità: raccolta differenziata all’86% e luci a basso consumo nel 50% degli istituti.

Da una parte, quindi, abbiamo anche alcuni lati positivi messi in luce dalla ricerca di Legambiente. L’86,92% delle amministrazioni dichiara di praticare la differenziata, a fronte del 39,16% del 2001. Quasi il 50% degli edifici impiega luci a basso consumo (nel 2005 erano il 37%) mentre circa il 25% degli edifici utilizza altre forme di risparmio energetico. Inoltre ben il 76,59% delle scuole risulta privo di barriere architettoniche, mentre il 13,29% ha già programmato interventi per eliminarle e facilitare l’accessibilità.

Le dolenti note, dal canto loro, riguardano quindi soprattutto lo stato delle strutture e degli edifici. A segnalarsi in maniera particolarmente negativa è la provincia di Latina. Le scuole pontine tornano in coda alla classifica, scendendo, rispetto allo scorso anno di ben sei posizioni rispetto al 2009 (65° posizione) ma rimanendo, comunque, sopra la 71° posizione, occupata nel 2008. La situazione del liceo scientifico Enrico Fermi di Gaeta (con un edificio chiuso per inagibilità, che ha costretto gli studenti a dei ridicoli turni alternati) è paradigmatica di questa situazione in terra pontina. Un dato che tra l’altro risulta in controtendenza rispetto alle altre province laziali, che, escludendo Viterbo, migliorano di anno in anno: tanto che Frosinone occupa la 10° posizione, prima città del centro sud Italia.

Tutto questo mentre, inspiegabilmente, la regione Lazio risulta la seconda regione d’Italia a spendere di più per la manutenzione ordinaria delle scuole dell’obbligo. Questa contraddizione tra lo stato delle scuole nella provincia di Latina e le spese della regione Lazio fa riflettere: è lecito temere una possibile dispersione dei finanziamenti, nell’arco del loro iter burocratico?

Roberto Del Bove