Tremonti: il nostro problema più grande si chiama Sud

Il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, dice no “alla dottrina del declino“. Intervenuto oggi alla presentazione della “Fondazione della libertà” presieduta dal collega, Altero Matteoli, il responsabile delle Finanze è tornato a parlare di crisi, ribadendo però con orgoglio e convinzione che “siamo ancora un grande Paese“.

“Per decenni – ha spiegato il ministro nel corso della sua “lectio magistralis” –  il prodotto interno lordo è stata la statistica di base su cui misurare la forza e la ricchezza di uno Stato, ma adesso contano anche altri fattori come la geografia, l’ambiente, la storia e la cultura“. Non solo. Il responsabile dell’Economia esprime anche qualche perplessità sulle statistiche “che sono medie  non mediane” e non restituiscono, di conseguenza, un quadro attendibile della ricchezza distribuita nel nostro Paese.

Ma non bsta: se la crisi vince i confini dell’Italia, è fuori di essa che bisogna trovare la soluzione. “Non si possono più opporre confini politici ai problemi economici – ha spiegato il ministro – Se la nave va a sbattere, non si salvano solo i passeggeri di prima classe”. Per questo, ha continuato Tremonti: “L’Europa non può essere la somma algebrica dei governi: serve qualcosa di diverso e di più. E’ fondamentale il ritorno ad un’azione politica pubblica“.

Tornado all’Italia, il responsabile di via XX settembre ha spiegato l'”origine” di ogni male. “La crisi – ha affermato – ha preso la nostra economia in una fase di grande espansione dell’export e ci ha colpito perché è venuta a mancare la domanda”. E ha ricordato come il vero problema del nostro Paese vada individutao nel divario tra il Nord e il Sud. “C’è una crescente suddivisione della ricchezza tra Nord, Centro e Sud – ha precisato Tremonti – con un Nord abitato da 40 milioni di persone che è un’area che può competere per produttività, ricerca e università con le regioni più ricche in Europa, come l’Ile de France e la Baviera. Il problema del nostro Paese – ha sottolineato il ministro – è il progressivo spiazzamento del Sud“.

Un situazione assai preoccupante che disegna una carta geografica precisa, una mappatura delle criticità economiche (e non solo) che il ministro intende ridisegnare ricorrendo a una ricetta che piace tanto ai leghisti: quella del federalismo fiscale. “Non un modo per dividere – ha concluso – ma un modo per unire, non un modo per impoverire ma per arricchire, introducendo l’idea della responsabilità e della moralità”.

Maria Saporito

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