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Amirante: Quando si delegittima un’istituzione, a lungo andare si delegittima lo stesso concetto di istituzione

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Oggi il presidente della Corte Costituzionale Francesco Amirante ha rilasciato quest’oggi un’intervista al Corriere della Sera dichiarando: “Quando si delegittima un’istituzione, a lungo andare si delegittima lo stesso concetto di istituzione e, privo di istituzioni rispettate, un popolo può anche trasformarsi in massa amorfa”. Il presidente ha anche ricordato che  la Corte Costituzionale dev’essere sensibile ai segni dei tempi o della Storia, ma anche indifferente ai clamori della cronaca.

Amirante ha criticato duramente l’attuale “moda”, da parte di molti politici, di accusare i pm di “attacco politicizzato”, un atteggiamento che rischia di provocare effetti devastanti nel lungo periodo e di favorire una lotta tra organi statali che danneggerebbe lo Stato.

Il magistrato ha poi voluto parlare dell’articolo 1: “La concezione della Costituzione rigida, si riferisce a tempi diversi da quelli di una legislatura e comporta l’abbandono della teoria, che si fa risalire a Rosseau e alla ideologia giacobina, secondo la quale il popolo, esprimendo la volontà generale può in ogni momento cambiare tutti i principi e le regole della propria convivenza. Non è secondario il fatto che l’articolo 1, nell’enunicare il principio che la sovranità appartiene al popolo, subito dopo stabilisce che questo la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione…Tutte le istituzioni, ricevono la propria legittimazione, in primo luogo, da questa seconda parte dell’articolo 1“.

Daniele Capezzone, portavoce del Pdl ha commentato le parole di Amirante tornando a parlare del lodo Alfano: “Il presidente della Corte Costituzionale non può far finta di non vedere un dato che è macroscopico: e cioè il radicale cambiamento nella giurisprudenza della Corte sulla medesima materia. Il parlamento aveva legiferato con il lodo Alfano seguendo le indicazioni tracciate proprio dalla Consulta e per questo il provvedimento aveva ottenuto anche l’avallo del Quirinale. Poi, la Corte ha improvvisamente capovolto la sua giurisprudenza..Sono questi i fatti che inducono a parlare di politicizzazione della Consulta, e a far ritenere che il principio di leale collaborazione tra poteri dello Stato sia stato fatto oggetto di scarsa attenzione”.

Alle parole di Capezzone ha replicato il capogruppo dell’Italia Dei Valori in commissione Giustizia al Senato, Luigi Li Gotti che ha dichiarato: “Capezzone ha pochi strumenti di comprensione delle sentenze. Insomma, o non le sa leggere, oppure è in malafede”. Secondo l’esponente dell’Italia dei Valori : “anche tenendo conto di quanto affermato oggi dal presidente Amirante, nessuno all’interno della Consulta ha cambiato idea, soprattutto per quel che riguarda l’incostituzionalità del lodo Alfano. Continuare con la barzelletta secondo cui il provvedimento presentato dalla maggioranza per salvare il premier corrispondeva a precise indicazioni della Corte Costituzionale è veramente fuorviante”.

Capezzone dice che la Consulta ha capovolto la sua giurisprudenza, ma il vero problema è che fa finta di non sapere che la “sua” maggioranza, con il Lodo Alfano, vorrebbe capovolgere la politica.

Stefano Bernardi