Home Spettacolo

Elio e le storie tese prendono in giro Sanremo

CONDIVIDI

 

 

Un’altra puntata riuscita per Serena Dandini. Il suo salotto di “Parla con me” ha ospitato il surreale gruppo Elio e le storie tese in forma smagliante.

La band milanese ha preso in giro le prime due canzoni arrivate sul podio della manifestazione sanremese, quella di Emanuele Filiberto di Savoia & Pupo e quella di Valerio Scanu.

 

Elio e le storie tese cantano la parodia di \”Italia amore mio\” 

Già contestati dall’orchestra e dai giornalisti, i primi classificati hanno subito la pungente ironia dei funambolici adattamenti dei testi elaborati dagli “Elii” che l’anno scorso avevano già colpito un’altra mediocre canzone: Luca era gay di Povia.

La presentazione del gruppo era di per sé eloquente con un Elio in versione kitsch con ciuffo e baffetti, vestaglia e foulard rossi, col tocco finale di finta corona. A dargli manforte, il resto del gruppo con dichiarazioni di fedeltà monarchica e la volontà di regalare al pubblico il vero testo della “poesia” del principe Emanuele Filiberto eliminando le “aggiunte apocrife” di Pupo.

Con la citazione di Innuendo dei Queen a nobilitare la musica della canzone reale, una raffica di prese in giro con giochi di parole sull’uso dei verbi da parte dell’erede dei Savoia e star di “Ballando sotto le stelle”. “Io credo nella mia cultura” cantava Emanuele Filiberto, Elio replica con un finale senza appello: i savoiardi si pucciano nel caffè!

Anche Valerio Scanu, prodotto della scuderia “Amici” di Maria De Filippi, non è stato dimenticato.

Questa volta il bersaglio è il tema ricorrente nella canzone originale, con l’invito ad “accoppiarsi ovunque” come ha detto Serena Dandini per dare l’assist a Elio.

Alle roboanti dichiarazioni appassionate di Scanu, Elio ribatte con concreti riferimenti alle difficoltà pratiche. La conclusione ironica, ma molto logica, è: “Per tutte le volte che mi tuffo dentro le acque gelide per far l’amore, io mi domando perché non possiamo farlo dentro casa”.

Elio e le storie tese non sono nuovi alle provocazioni sanremesi. Nel 1996 arrivarono sorprendentemente secondi con La terra dei cachi. In quell’occasione critica e pubblico furono concordi: il secondo posto fu seguito dalle oltre 200.000 copie vendute dall’album “Eat The Phikis”.

Ai sostenitori del voto popolare contro i critici musicali, che premierebbero canzoni di scarso successo, non farà male ricordare questo e altri episodi più recenti. Nessun sistema è infallibile, forse la storia tra qualche decennio sarà migliore giudice.

 

L. Denaro