Gheddafi dichiara la Guerra Santa contro la Svizzera

Molto preoccupanti le ultime dichiarazioni del colonnello Gheddafi riguardanti i rapporti con la  Svizzera. Dopo alcuni “tira e molla” dei giorni scorsi, di avevamo dato notizia in più di un’occasione ,ora la situazione sembra essere quasi del tutto precipitata. Il Governo libico, attraverso la voce del suo leader ha invitato ad operare in condizioni di Guerra Santa, contro la “miscredente” e “apostata” nazione svizzera.

E’ stato addirittura fatto appello ad ogni cittadino libico di presidiare gli aeroporti nel mondo ed impedire l’atterraggio dei voli provenienti dal piccolo, ma ricchissimo stato europeo. Si può sicuramente pensare che quelli di Gheddafi siano (anche) dei proclami, per rivendicare una posizione di forza ed è innegabile che il fermo di suo figlio Hannibal nel 2008 da parte delle autorità elvetiche e l’istituzione di una Black list riguardante quasi duecento personalità di nazionalità libica non permettono al colonnello di vedere con occhio amichevole lo stato neutrale per eccellenza.

Certo è, che se anche dovessero risultare solamente dichiarazioni senza alcun seguito, la parola Jihad, al mondo occidentale fa sicuramente paura. Torna sempre alla mente l’11 Settembre 2001, quando  alcuni “guerrieri di Allah” fecero precipitare due aerei contro le torri gemelle, facendole crollare e provocando milgiaia di morti e feriti.

Inoltre, i toni usati da Gheddafi non sono certo tranquillizzanti, anche quando si riferisce, nelle sue dichiarazioni, ai suoi stessi connazionali: “Ogni musulmano, dovunque nel mondo, che tratta con la Svizzera è un infedele…  contro l’islam, contro Maometto, contro Dio, contro il Corano”. Anche il termine “infedele” largamente utilizzato anche da Bin Laden e seguaci non fa pensare di poter essere ottimisti ed il concetto espresso dal leader libico risulta ancora più forte se si pensa che è stato diretto contro (eventuali) proprio concittadini.

La goccia che ha fatto traboccare il vaso da qualche mese a questa parte è stata l’approvazione in Svizzera del divieto di costruzione dei Minareti, vicenda che Gheddafi ha tradotto con ll concetto ( la Svizzera) “distrugge le case d’Allah”. Da quì la Jihad,  la guerra santa, che  risulta essere addirittura un obbligo giuridico. In questo senso, le dichiarazioni della Libia , se non rimarranno esclusivamente tali, sono decisamente  minacciose, in quanto il popolo libico, anche volendo, non potrebbe sottrarsi al “suo dovere di buon cittadino”, venendo altrimenti sanzionato dal suo stesso Governo.

Se la Libia sembra unire le due questioni, per Alfredo Perez Rubalcaba, Presidente UE in carica, la crisi libica e il rispetto del trattato di Schengen ( la questione della  black list ) devono rimanere separate ed affrontate una alla volta, Non vanno mischiate insomma, ma lo stesso Presidente ancora non si è espresso sulle possibili soluzioni.

Alcune fonti comunitarie hanno   fatto sapere che esisterebbe, sulla Svizzera, una fortissima pressione della UE per obbligarla  a cancellare la black list e da Bruxelles hanno effettivamente in qualche modo confermato questa pressione, dichiarando che ci sarebbero diversi modi per attuare questo progetto, ad esempio attraverso un’eliminazione graduale, magari partendo proprio dal colonnello Gheddafi.  Berna invece sostiene che nessuna richiesta sia mai stata fatta dall’Unione Europea.

La questione Libia-Svizzera riguarda da vicino anche  il nostro Paese, molti italiani infatti, quotidianamente varcano la frontiera per questioni di lavoro ed è noto come nello stato elvetico risiedano vi sia un cantone del tutto italiano. Il nostro Ministro dell’interno, Roberto Maroni si è però “limitato a  dire che Berna ha “usato uno strumento di collaborazione internazionale per forzare in una questione bilaterale”, rischiando così di far cadere del tutto il principio su cui si basa il trattato di Schengen.

A.S.