Home Spettacolo ‘Invictus’: Clint Eastwood, Nelson Mandela ed il rugby in Sudafrica

‘Invictus’: Clint Eastwood, Nelson Mandela ed il rugby in Sudafrica

Neanche stavolta il vecchio Clint sbaglia il suo colpo. Dopo ‘Gran Torino’ il regista e attore di Los Angeles stavolta si presenta nelle sale con il film dedicato a Nelson Mandela, intitolato ‘Invictus’, nelle sale cinematografiche italiane dallo scorso venerdì 26 febbraio. Sergio Leone disse del suo cowboy preferito: “Clint ha solo due espressioni: col cappello e senza cappello”. Ebbene, con questo suo nuovo lavoro Eastwood sarà pronto di nuovo a stupire, snocciolando non solo le sue due espressioni ma tutto sé stesso nella sua pellicola.

‘Invictus’ tratta di Nelson Mandela e di una squadra di rugby. Siamo nel 1995 e Mandela è stato appena eletto Presidente del Sudafrica, ritrovandosi subito alle prese con l’arduo compito di gestire rivolte, violenze e vendette. Sono state troppe le pene che la maggioranza nera ha dovuto subire a causa degli Afrikaneer, i bianchi, che dalla loro già temono ritorsioni e si preparano ad una resistenza mentre i neri cominciano ad armarsi. Di fronte a questa situazione il Presidente 46664, questo il numero della matricola che Mandela ha avuto in trent’anni di detenzione carceraria, sorprese tutti. Infatti come lui stesso disse: “Sorprenderli con la generosità. Comprensione. Io so cosa i bianchi ci hanno tolto ma questo è il momento di costruire una nazione”.

Nel film di Clint Eastwood Nelson Mandela è interpretato da Morgan Freeman, il quale ha studiato nel minimo dettaglio ogni comportamento, espressione, gesto e sorriso del suo personaggio, al punto che quando lo si vede sullo schermo ci sembra che Mandela sia stato riprodotto alla perfezione. Le imprese del Presidente del Sudafrica rivivono così sul grande schermo, rappresentando un Paese dove neri e bianchi sono divisi e in cui il rugby è odiato dai neri perché giocato dai bianchi. “”Il calcio è uno sport da signorine giocato da duri, il rugby è uno sport da duri giocato da signorine” dicono infatti nei sobborghi di Johannesburg.

Mandela capisce che il rugby deve essere il punto di incontro, il centro di avvicinamento per arrivare ad una pace in Sudafrica e perciò deve piacere ai neri. Incontrerà il capitano François Pienaar, interpretato da Matt Damon, e fra i due si instaurerà subito un rapporto diretto. Il Presidente chiederà al giocatore di vincere il mondiale di rugby con la nazionale del Sudafrica, impresa ritenuta impossibile, e seguirà in prima persona gli allenamenti della squadra, accompagnandola nei sobborghi neri e nella prigione in cui egli stesso è stato detenuto. Si tratta di un allenamento dell’anima che rispecchierà il processo vissuto da un’intera nazione, la quale si ritrova ad avvicinarsi e a capirsi. Clint Eastwood con questo suo film fa dunque rivivere quella che in apparenza è un’impresa sportiva (la Nazionale del Sudafrica vincerà la finale contro i maori della Nuova Zelanda), ma che nel profondo non è nient’altro se non un’impresa politica e soprattutto sociale.

Andrea Camillo