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Antartide: iceberg gigante alla deriva!

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Un iceberg gigante grande quanto lo stato del Lussemburgo, si é staccato dal ghiaccio dell’ Antartide due settimane fa, e la sua deriva potrebbe alterare le correnti oceaniche di tutto il mondo, secondo uno studio scientifico pubblicato oggi.
I ricercatori dicono che, anche se gli effetti potrebbero non sentirsi nell’immediato futuro, una diminuzione del tasso di produzione di acqua fredda e densa potrebbe tradursi in inverni meno temperati, nel Nord dell’ Oceano Atlantico.

Il blocco di ghiaccio, di 2.550 miglia quadrate, si é staccato il 12 o 13 febbraio dal ghiacciaio Mertz, un corpo di ghiaccio galleggiante lungo 160 km che emerge nell’ Antartide orientale e si estende nell’ Oceano Antartico a sud di Melbourne. Con uno spessore di 400 metri, l’iceberg potrebbero riempire il porto di Sydney almeno un centinaia di volte! L’iceberg potrebbe perturbare la biodiversità di eccezionale ricchezza della zona, tra cui una grande colonia di pinguini imperatore vicino a Dumont d’Urville in Antartide, in cui vi è una stazione scientifica francese.

Non c’è nessun nesso tra il distacco dell’iceberg dal ghiacciaio antartico Mertz e il riscaldamento globale. È un fenomeno simile a quello avvenuto nel 2005 nel ghiacciaio Drygalski, in seguito all’impatto del grande iceberg B-15A, ha osservato Massimo Frezzotti, responsabile delle attività di Glaciologia del Programma Nazionale di Ricerche in Antartide (Pnra). In passato un altro iceberg si è distaccato dal ghiacciaio Mertz, «probabilmente anche in quell’occasione per l’urto di un altro iceberg. Il distacco di un iceberg – rileva Frezzotti – è un evento che avviene ciclicamente» ed era atteso.

Lo stesso Frezzotti, che ha studiato il ghiacciaio fin dagli anni ’90, aveva previsto un evento simile. La novità è che il gruppo franco-australiano dell’Antarctic Climate and Ecosystems (Ace) ha deciso di osservare da vicino il ghiacciaio Mertz nell’ambito di un programma a lungo termine teso a capire i processi che regolano la circolazione delle correnti e delle acque dolci e salate attraverso gli oceani: eventi cruciali nel regolare il clima globale.

Di conseguenza, osserva il glaciologo, «la rottura dell’iceberg è stata un esperimento naturale perchè una variazione drastica come questa potrebbe essere molto utile per comprendere la circolazione oceanica delle correnti e il sistema delle polinie»,ossia delle aree della superficie marina perennemente libere dai ghiacci in alcune zone costiere. «Nessun allarme sul riscaldamento globale, quindi, ma di sicuro – conclude Frezzotti – il distacco dell’iceberg in un’area monitorata costantemente prima e dopo questo evento permetterà di capire meglio che cosa potrebbe accadere in caso di riscaldamento».

Eleonora Teti