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Cuba, morte di un dissidente. Clima incandescente, caccia ai blogger

Orlando Zapata Tamayo, dissidente morto dopo 85 giorni di digiuno

Il dissidente Orlando Zapata Tamayo è morto lo scorso 23 febbraio, dopo ben 85 giorni di digiuno per lo sciopero della fame, per protestare contro le dure condizioni carcerarie a cui era sottoposto.

Zapata, operaio di 42 anni, è deceduto martedì mattina (le 13.00 ora locale, le 19.00 italiane) all’ospedale dell’Avana. Si trovava in carcere dal 2003, non per aver commesso reati, ma unicamente per le sue idee contrarie al regime cubano.

Pesanti accuse sono state mosse dal Direttorio Democratico Cubano (DDC) di Miami. È stato assassinato dal regime castrista che gli ha negato i diritti più elementari. [Zapata] è morto per difendere la libertà, i diritti e la dignità di tutti i cubani”. Raul Castro, Capo del stato dell’isola di Cuba, si è limitato a dire di essere rammaricato per l’accaduto.

Nella notte è giunto all’Avana anche il Presidente brasiliano Lula, cui un gruppo di 50 dissidenti aveva scritto una lettera per chiedergli di intervenire a favore del loro rilascio negli incontri che ci saranno con Fidel Castro e con Raul Castro.

I 50 oppositori del regime fanno parte di un più ampio gruppo di 75 arrestati nel 2003, tra cui figurava anche Orlando Zapata, che devono scontare una pena fino a 28 anni di reclusione poiché accusati di essere “mercenari” assoldati dagli Stati Uniti per scagliarsi contro lo status quo politico dell’isola comunista.

Trenta persone sono state arrestate a Cuba alla vigilia dei funerali dell’operaio oppositore, poiché le autorità hanno limitato l’accesso alla cerimonia funebre. Martha Beatriz Roque, una delle poche dissidenti che è riuscita a partecipare al funerale, ha spiegato che i dintorni dell’abitazione della famiglia di Zapata sono state circondate da cordoni di polizia e ufficiali sia in divisa sia in borghese, con l’intento di bloccare tutte le persone dirette alla veglia funebre. Questa operazione fa parte di una strategia del regime atta a moderare la partecipazione degli oppositori. Si teme che la morte di Orlando Zapata Tamayo possa aprire nuovi focolai di rivolta e perciò si cerca di evitare la concentrazione dei dissidenti nel luogo delle esequie.

Il dissidente più famoso, il giornalista Guillermo Farinas, ha iniziato mercoledì scorso uno sciopero della fame nella sua abitazione di Santa Clara per attirare l’attenzione sulle condizioni in cui si è verificata la morte di Zapata. Farinas si era reso protagonista dello stesso modo di protesta anche nel 2006 quando, dopo sei mesi di astensione dal cibo, le autorità hanno deciso di alimentarlo forzatamente per via intravenosa.

In aggiunta, altri quattro detenuti cubani e un attivista dell’opposizione hanno annunciato la loro decisione di digiunare. I primi quattro, Diosdado Gonzalez Marrero, Eduardo Diaz Freitas, Fidel Suarez Cruz e Nelson Molinet, si trovano nel carcere di alta sicurezza di Kilo Cinco y Medio, nella provincia di Pinar del Rio. Elizardo Sanchez, portavoce della Commissione cubana di diritti umani e riconciliazione nazionale (Ccdhrn) ha annunciato oggi che rifiuterà il cibo solido.

La blogger Yoani Sanchez sta raccontando quasi in presa diretta la situazione a L’Avana, sempre più convulsa. “Abbiamo seminato un seme di libertà, giustizia e amore. – si legge in un suo post su TwitterValori che loro [il regime cubano, ndr] non conoscono e per questo motivo li temono sopra ogni altra cosa”.

“In queste ore – scrive ancora la Sanchez – il nervosismo degli organi repressivi è palpabile”. La situazione è incandescente, gravi le violazioni sul piano dei diritti umani. Non si ha percezione di quando la protesta possa finire e del punto di incontro che si possa trovare. L’Onu spinge per la liberazione dei detenuti politici, Cuba rimane fortemente stabile sulle sue posizioni. Una battaglia dall’esito scontato, a cui si cercherà di dare un imprevisto finale.

Emanuele Ballacci