Home Interni: Scopri cosa accade Oggi in Italia Politica Fini contro il pensiero unico. Prove tecniche di divorzio?

Fini contro il pensiero unico. Prove tecniche di divorzio?

Che i due cofondatori del Pdl ricorrano a stili comunicativi diversi è cosa nota a tutti. Mentre Berlusconi scandiva ieri slogan e pronunciava anatemi contro i “magistrati talebani” e la “sinistra che vuole lo stato di polizia“, il presidente della Camera – intervenuto in serata a una cena di finanziamento della Fondazione FareFuturo in sostegno alla candidatura di Renata Polverini – decideva invece di optare per un registro più sobrio. Ma non per questo meno efficace.

“Sono qui – ha spiegato Fini – non per fare un intervento politico-programmatico perché il ruolo mi impone di non fare campagna elettorale. Ma non mi esime dal dovere di fare politica. Questo qualcuno non l’ha capito”.

Una “frecciatina” che l’ex leader di An lancia al suo “socio” politico per enfatizzare la volontà di esprimere liberamente la propria posizione, al di fuori di ogni logica di allineamento coatto dettata dall’alto.

Non ha senso il pensiero unico – ha precisato ancora Fini – perché è una limitazione della società. FareFuturo inevitabilmente dice qualcosa che, non dico può dare fastidio, ma può dare turbamento. Sono un po’ come i Pierini”.

Il riferimento è alle numerose critiche che la Fondazione guidata dal presidente della Camera ha mosso, negli ultimi mesi, all’indirizzo del centrodestra, denunciando costumi che poco hanno a che fare con la questione strettamente politica (tra tutti, la presentazione nelle liste elettorali di donne di bell’aspetto). Osservazioni che hanno spesso irritato Berlusconi, creando un ulteriore motivo di tensione tra i due creatori del partito di maggioranza.

“Un centrodestra perennemente con la bava alla bocca – ha continuato l’ex leader di An – non è quello più gradito, soprattutto in una città come Roma”.

E ancora, in risposta a Silvio Berlusconi che, nel corso della conferenza stampa di Torino, aveva puntato l’indice contro la sinistra bramosa di sostenere uno stato di polizia: “Non credo di essere in uno stato di polizia – ha controbattuto Gianfranco Fini – Se lo fossimo non ci sarebbe questo livello di evasione fiscale che ritengo il peggior male del Paese“.

Per il presidente della Camera la vera sfida deve piuttosto passare per le idee. “È finita – ha notato ancora –  l’egemonia culturale della sinistra nella società italiana. Se siamo capaci di contrastare le loro idee con le nostre, l’egemonia viene meno ma per farlo bisogna cercare di partorirle assumendosi anche il rischio di non essere capiti oppure – ha concluso –  che qualche caporale di giornata ci richiami all’ordine”.

Le “posate” osservazioni riferite dal presidente della Camera “strillano”, a ben vedere, più delle chiassose esternazioni del premier e preannunciano un clima di movimento – interno al Pdl – che potrebbe condurre all’inevitabile divorzio. Post elettorale.

Maria Saporito