Golpe in Turchia, Erdogan: “La Giustizia punirà i colpevoli”

Recep Tayyip Erdogan, Primo Ministro turco

La seconda fase di arresti di militari, coinvolti nella pianificazione di un colpo di stato in Turchia che avrebbe dovuto avere luogo nel 2008, ha avuto luogo nella giornata odierna. L’obiettivo del golpe era la conquista del potere, ottenuta grazie all’estromissione dell’Akp, il partito islamico di Giustizia e Sviluppo, attualmente ancora saldamente alla guida del Paese turco. Erano stati quattro i governi che il potere militare era riuscito a rovesciare con un colpo di stato in Turchia dal 1960 alla fine degli anni Novanta.

Nella mattinata erano già state incriminate 11 alte cariche militari con l’accusa di complotto, mentre in questo secondo momento sono stati condotti in carcere altri 18 ufficiali (di cui solo uno in pensione) in  ben diverse 13 città del Paese. Inoltre lunedì 22 febbraio erano già stati arrestati altri 49 alti gradi delle forze armate. Si tratta della più grande crisi tra il governo e le forze militari.

Il Primo Ministro turco Recep Tayyip Erdogan ha lanciato un deciso avvertimento alle forze militari, dichiarando che nessuno è al di sopra della legge, nessuno può godere dell’impunita”, cioè nessuno è intoccabile e chiunque verrà giudicato colpevole, sarà arrestato, processato ed eventualmente punito secondo le leggi del Paese.  “Coloro che in segreto fanno piani per cancellare la volontà del popolo – ha aggiunto lo stesso Premier turco – devono rendersi conto che a partire da adesso dovranno affrontare la Giustizia”.

Erdogan inoltre si è anche lamentato con quelli che ha soprannominato “i proprietari dei giornali” per i commenti apparsi oggi sui vari quotidiani, e specialmente in molti editoriali, circa il vertice di ieri tra lo stesso Premier, il Presidente turco Abdullah Gul e il Capo di Stato Maggiore interforze Ilker Basbug per disinnescare la crisi. A suo dire, queste illegittime interpretazioni danneggerebbero l’immagine del Paese e di conseguenza la sua economia.

La situazione attuale vede 28 persone incriminate e imprigionate, 16 rilasciate per estraneità ai fatti e 18 ora arrestati nelle stazioni di polizia, di cui 5 in attesa di essere interrogate.

Si attendono nuovi sviluppi, le indagini proseguiranno nel tentativo di rendere la Turchia un paese più democratico e più “europeo”.

Emanuele Ballacci