Home Interni: Scopri cosa accade Oggi in Italia Cronaca: Ultime Notizie di Cronaca La risposta di Follini a Schifani sull'”affaire” Di Girolamo

La risposta di Follini a Schifani sull'”affaire” Di Girolamo

Roma, 27 febbraio, Senato della Repubblica. Arriva la risposta firmata dal presidente della Giunta per le elezioni e le immunità di Palazzo Madama, Marco Follini, al presidente del Senato Renato Schifani, in risposta al suo espresso parere di “rivedere” l’elezione del Senatore Di Girolamo.

“Onorevole Presidente,
ho sottoposto oggi all’Ufficio di presidenza della Giunta, integrato dai rappresentanti del Gruppi, la Sua lettera di ieri in ordine alla questione della verifica dei titoli di ammissione del senatore Di Girolamo. Si tratta di una questione che – come ricorda lei stesso – registrò una proposta della Giunta all’Assemblea in ordine alla carenza del requisito dell’eleggibilità (Documento III, n. 2); essa si concludeva con la proposta di decadenza dal seggio ma, in difformità da essa, l’Assemblea ritenne invece di approvare un ordine del giorno (primo firmatario Sergio De Gregorio) nel quale si legge: “sia sospesa l’attività di verifica relativa all’elezione del senatore Nicola Di Girolamo fino a quando non sia stato conseguito un accertamento con autorità di cosa giudicata sui fatti oggetto del procedimento penale n. 19992/08 R.G.N.R.”.

La esigenza che ora Ella mi rappresenta può essere conseguita ovviamente stando entro i margini delineati da questi antefatti procedurali, i quali comportano le seguenti priorità, evidenziate da tutti i componenti dell’Ufficio di presidenza integrato:
1.Evitare che la sovranità dell’Assemblea sia lesa: ventidue senatori il 29 gennaio 2009 hanno chiamato l’Assemblea a convenire sulla necessità che l’eleggibilità di Di Girolamo fosse decisa avendo un giudicato penale definitivo; non versandosi in questa situazione, la Giunta non si può far carico di andare in contrario avviso rispetto all’organo maggiore;
2.Evitare che i diritti di difesa di Di Girolamo siano conculcati: gli elementi che riaprirebbero la questione non sono stati mai contestati al senatore Di Girolamo, per cui procedere in base ad essi – senza riattivare prioritariamente il procedimento di contestazione in Giunta, con udienza pubblica e relativi termini dilatori (non meno di 10 giorni dalla delibera della Giunta) – significa assoggettare la decisione dell’Assemblea al reale rischio di violazione del diritto di difesa, con il conseguente contenzioso di stampo costituzionale;
3.Evitare che il dovere di rispondere alla magistratura sia eluso: la magistratura penale ha avanzato una richiesta per la quale vige il calendario che l’Ufficio di Presidenza integrato s’è dato nella seduta del 24 febbraio 2010. Introdurre elementi spuri nell’ambito di cognizione della Giunta significa prestarsi ad un inevitabile rallentamento dell’esame del Documento IV, n. 7, oltre a caricare la Giunta stessa di una funzione di definizione delle priorità che non le è propria, attenendo invece alla programmazione dei lavori dell’Assemblea.
Sono certo che la Conferenza dei Presidenti dei Gruppi parlamentari del Senato sia la sede più idonea per offrire la soluzione più adeguata al conseguimento dell’esigenza da Lei rappresentata alla Giunta e resa pubblica al Paese per il tramite delle agenzie di stampa.
A titolo meramente esemplificativo l’Ufficio di presidenza integrato mi invita ad indicarLe alcuni possibili percorsi per consentire all’Assemblea di “riprendere l’esame della questione relativa alla contestazione ed alla proposta di annullamento” dell’elezione del predetto senatore.

A)Rimuovere l’ordine del giorno che ha sospeso la decisione sulla eleggibilità del senatore Di Girolamo sino al formarsi del giudicato penale è anzitutto compito dei ventidue senatori che lo hanno proposto: essi (o un numero almeno pari al quorum di venti, previsto all’articolo 135-ter del Regolamento) chiedano la revoca motivata di quel documento. Il Presidente del Senato proponga il tema all’Assemblea, che votando la revoca della sospensiva rimuoverà ogni ostacolo all’accoglimento di quanto la Giunta aveva saggiamente proposto nella sua relazione sin dall’ottobre 2008. Difatti, poiché la discussione generale in Assemblea già si concluse nella seduta del 29 gennaio 2009, non sono possibili altri o nuovi ordini del giorno, ma soltanto la dichiarazione del Presidente del Senato secondo cui l’esame del Documento III, n. 2 si conclude con l’adesione alle conclusioni della Giunta, senza procedere ad alcun voto.
B)Se i colleghi non fossero persuasi di chiedere la revoca dell’ordine del giorno, l’iniziativa potrebbe vedere un differente sviluppo. I capigruppo della Giunta, unitamente ai vicepresidenti ed ai senatori segretari della medesima, si dichiarano disponibili ad aprire alla sottoscrizione di tutti i senatori che lo desiderano, uno strumento impegnativo che sottoponga all’Aula la necessità – prima ancora dell’opportunità – di annullare, in una sorta di autotutela parlamentare, l’ordine del giorno De Gregorio. Atteso che il tema è la piena reintegrazione dei poteri del Senato in materia di elezioni contestate, ai sensi dell’articolo 66 della Costituzione, ad introdurlo potrebbe essere una mozione strutturata secondo lo schema già utilizzato per chiedere al Senato di sollevare conflitto di attribuzioni, con la richiesta di ripresa dell’esame del Doc. III, n. 2.
Infine, la prego di considerare che fino all’esito della procedura d’Assemblea – sia che abbia luogo nelle forme sopra ipotizzate, sia nelle altre più idonee che dovessero essere individuate nell’esercizio della Sua alta responsabilità di direzione dei lavori dell’Aula – nessun rallentamento sarà tollerato da questa Presidenza circa la tempistica già individuata dall’Ufficio di presidenza integrato per la celere definizione della richiesta di custodia cautelare in carcere, avanzata dalla magistratura penale di Roma nei confronti del senatore Nicola Di Girolamo.

Le segnalo, in proposito, che – successivamente e a margine della riunione odierna – da parte del gruppo del Partito democratico è stata formalizzata la richiesta di rappresentare al senatore Nicola Di Girolamo la preferibilità della sua permanenza nella città di Roma fino alla data dell’audizione in Giunta.
Infine, mi sia consentita un’ultima, più personale considerazione, istituzionale e politica. L’Aula del Senato è chiamata oggi a rivedere e correggere una decisione – presa oltre un anno fa – che portò a capovolgere, per evidenti ragioni di parte, una proposta di decadenza del senatore Di Girolamo dal mandato parlamentare, formulata dall’intera Giunta che presiedo. Mi dolgo del fatto che, fino ad oggi, gli esiti del lavoro di questa Giunta siano stati disattesi.
Con i migliori saluti,
Marco Follini”

Come si vede, la lettera riportata per intero chiama in causa i problemi già affrontati da un anno a questa parte riguardo la “questione Di Girolamo”, che già esisteva precedentemente alla recente apertura dell’inchiesta che arriva al sospetto di coinvolgimento con la ‘Ndrangheta.

S. K.