Home Cultura Vincenzo Cerami racconta Roma: Pasolini aveva previsto tutto

Vincenzo Cerami racconta Roma: Pasolini aveva previsto tutto

“La Roma che mi interessa è quella fuori le mura: dentro non c’è più o almeno non è più Roma. Appartiene al turismo, al commercio, alle banche. Roma è fuori, è grande e piena di gente meravigliosa”. Comincia da qui il quadro impietoso che Vincenzo Cerami, scrittore, sceneggiatore e ministro della Cultura nel governo ombra di Walter Veltroni, dipinge della Capitale.

In un’intervista a Il Fatto quotidiano, l’autore de La vita è bella” si abbandona alla più amara constatazione. “Quando è diventata una megalopoli – racconta – la Roma che abbiamo sempre visto, amato e odiato, ha acquistato quell‘anti-identità globalizzata che hanno Milano, Lima, Londra e Parigi. L’espansione ha soffocato una tradizione, un’entità”.

“In superficie – continua Cerami – sembra che a Roma non succeda nulla, ma tutti gli italiani sanno che i giochi si fanno da un’altra parte, dietro i cerimoniali, le ritualità e gli inganni tv. Ci sono grandissimi maneggi intorno al denaro sporco. Queste figure ambigue (protagoniste degli ultimi fatti di cronaca giudiziaria, ndr) che improvvisamente emergono dal buio fanno intuire – spiga lo scrittore – la reale dimensione del problema e il ruolo che ha Roma, sempre al centro degli scandali“.

Interpellato su come Pierpaolo Pasolini avrebbe potuto raccontare la Capitale dei nostri giorni, Cerami risponde: “Negli anni ’70 Pasolini aveva già descritto tutta la realtà di oggi. Il suo ultimo film, Salò o le 120 giornate di Sodoma, è una perfetta metafora della società di oggi: personaggi che mangiano la merda, potere che non ruba più il denaro, nè l’anima, ma proprio i corpi. Pasolini – sottolinea Cerami – ci ha già dato il suo giudizio”.

In questo quadro sconsolato e quasi irrimediabile, lo scrittore individua una possibile soluzione.”Sarebbe una salvezza – dice – se Roma non fosse più Capitale d’Italia: girerebbero meno burocrati, meno persone impastoiate con l’uso distorto del potere. Sarebbe forse – conclude lo sceneggiatore – una città un po’ più allegra”.

Maria Saporito