Home Interni: Scopri cosa accade Oggi in Italia Politica Fini bacchetta il Pdl: rischiamo di diventare pigri

Fini bacchetta il Pdl: rischiamo di diventare pigri

Quello che ieri ha fatto spola tra Milano e Vicenza è stato un presidente della Camera in versione anti-elettorale. Gianfranco Fini ha preferito, infatti, non cedere alle lusinghe della facile propaganda nei due interventi pubblici che lo hanno visto protagonista, ma ha piuttosto optato pe l’audacia delle lucide osservazioni. Non sempre allineate, anzi.

Una strategia che non sarà piaciuta al cofondatore del suo partito, quel Silvio Berlusconi impegnato a tessere gli elogi del suo “governo del fare” e a screditare chiunque tenti di intralciare il suo cammino politico e personale.

Ma torniamo a Fini. Intervenuto ieri alla tavola rotonda sulla crisi economica organizzata a Milano da “Libertiamo”, l’associazione del deputato Pdl Benedetto La Vedova, il presidente della Camera ha da subito sgombrato il campo da possibili fraintendimenti sul tono del suo ragionamento.

“Non parlo così perché mi diverto a seminare zizzania come spesso si legge – ha iniziato – ma nella convinzione che senza confronto si rischia l’atteggiamento più pericoloso per una forza di governo, la pigrizia, il richiamare solo ciò che è stato fatto; il governo – ha insistito Fini – deve dare un’accelerata, con più coraggio”.

Ma non è tutto, perché il presidente della Camera ha voluto sottoporre altre “eversive” considerazioni anche all’attenzione degli ospiti convocati a Vicenza dalla Fondazione degli studi universitari. Si parte dal sistema elettorale. “Non si può pensare – ha spiegato – che le preferenze siano una bacchetta magica. Essere eletti in ragione alle preferenze costa una barca di quattrini, e se poi si è portatori di qualche gruppo che non è quello degli amanti della lirica può darsi che ti chiedano qualcosa in cambio”.

Quindi passa ad affrontare un altro tema delicato: “La legge sull’immigrazione che ho firmato con Bossi – ha precisato l’ex leader di An – la rifarei domani. Ma quella norma è il primo chilometro di un lungo percorso: ora si devono prendere in considerazione anche esperienze recenti di altri Paesi”.

Ciò che, nella analisi di Gianfranco Fini, appare insomma inevitabile è la spinta verso un improcrastinabile rinnovamento. “ll nostro paese – ha aggiunto – ha un ceto politico tra i più numerosi dell’occidente con 945 parlamentari, centinaia di consiglieri regionali e provinciali e 2 milioni di persone che campano di politica e amministrazione. Nel 2010 non ha più senso il bicameralismo perfetto, ma ci vorrebbe una sola Camera e un Senato delle autonomie”.

Proposte “di rottura” che il presidente della Camera avanza coinvolgendo anche altri settori della vita pubblica. “Per far pagare meno – ha spiegato, inoltrandosi nel terreno minato del sistema fiscale – devi spendere meno. Lo Stato deve decidere ciò che è utile e ciò che non lo è. Bisogna selezionare i settori in cui bisogna tagliare e dove si può invece spendere di più, come nelle infrastrutture”.

E poi ancora, la necessità di incoraggiare “un welfare delle opportunità” per i giovani che rappresentano la “categoria più debole” della società e le “stoccate” riservate al federalismo fiscale che “sta moltiplicando e non riducendo i costi” e alla par condicio che, secondo Fini, è una “questione non essenziale, che negli altri Paesi meriterebbe non più di una riga sui giornali”.

Le osservazioni sollevate dal presidente della Camera assumono, insomma, i caratteri del vero azzardo personale – soprattutto se contestualizzate in questa delicata fase pre-elettorale – e incoraggiano i pronostici di quanti leggono nelle sue analisi l’anticipazione di un’imminente “secessione” partitica. A buon intenditor…chiare parole.

Maria Saporito