Ginevra: ripartito al Cern l’acceleratore di particelle Lhc

Dopo il fermo invernale, utilizzato a tempo pieno per i lavori di  manutenzione, nella notte al Cern di Ginevra ha ripreso a funzionare l’ LHC, l’acceleratore di particelle più grande del mondo. In realtà il gioiello tecnologico sarebbe dovuto ripartire venerdì scorso, ma alcuni inconvenienti di entità trascurabile hanno rimandato l’accensione di qualche ora.

Guido Tonelli, responsabile a livello mondiale di uno dei quattro esperimenti compiuti con l’Lhc ( il cms) ha minimizzato l’accaduto spiegando il perchè un particolare in avaria  abbia richiesto tutte quelle ore di lavoro: “il sistema di controllo della macchina è così complesso, che fare qualsiasi controllo significa passare in rassegna migliaia di componenti”. Dopo il guasto del 2008 infatti, che ha tenuto fermo il macchinario per diverso tempo, tale sistema è stato cambiato e potenziato in modo più che rilevante, la sicurezza infatti è stato stimato essere aumentata di circa 3000 volte, attraverso  7.000 nuove schede elettroniche e 250 chilometri di cavi.

Il Large Hadron Collider è stato progettato e creato per un obiettivo estremamente ambizioso, forse addirittura irraggiungibile data la sua portata: ricreare le condizioni del ” big bang”, il fenomeno che avrebbe generato la vita nell’universo, e forse l’universo stesso.

L’anello in cui girano le particelle è lungo 27 chilometri; al momento del suo riavvio di questa notte, i ricercatori hanno iniettato nello stesso fasci di protoni che sviluppano energia per 450 miliardi di elettronvolt, fatti girare in senso orario e antiorario ( per le due settimane che verranno), in modo da attivare i magneti. Il prossimo traguardo da raggiungere, dovesse andare tutto bene, sarà quello di “controllare” un’energia protonica di 7 mila miliardi di elettronvolt, circa 8-9 volte in più dell’energia attuale.

Nel progetto sono coinvolti anche diversi ricercatori italiani, circa 600 fisici dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare, che hanno anche il difficile compito di controllare il buon funzionamento dell’impianto.  Essi sono anche  i primi ad avere in mano i dati ricavati dall’esperimento.

Ancora Guido Tonelli a riguardo aggiunge che “le nostre analisi forniscono le prime informazioni sulle caratteristiche della produzione di particelle cariche ad energie mai prodotte prima in laboratorio. I risultati incoraggiano le nostre aspettative e ci aiutano a modellizzare il background sperimentale delle misure future a energie ancora maggiori”

Una nota a margine,  ma molto importante: una tecnologia simile a quella dell Lhc del Cern di Ginevra, ovviamente di dimensioni infinitamente minori è stata recentemente messa a punto nella lotta contro i tumori. Tale tecnologia ha trovato una buona accoglienza dalla totalità della comunità scientifica operante nel settore.

A.S.