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Influenza A/H1N1: il ritiro dei vaccini inutilizzati

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Mentre in alcuni Paesi dell’Africa Occidentale il rischio di pandemia e l’allerta sul rischio di contagio dell’influenza A/H1N1 resta alto, in Italia, dove ormai la stagione invernale è passata, il Ministero della Salute il 12 febbraio scorso ha ordinato alle Regioni il ritiro delle dosi di vaccino inutilizzate. La decisione è stata presa dal coordinamento nazionale pandemia, constatato ormai l’evoluzione della patologia e valutato il fatto che il virus si è rivelato perfino più innocuo di quello delle influenze stagionali.

Dose di vaccino
Dose di vaccino contro la nuova influenza A

In Italia e in gran parte del mondo infatti, a discapito delle previsioni dell’OMS  (Organizzazione Mondiale della Sanità), fin dall’inizio il virus non si è propagato in modo esponenziale e  non si è rivelato così pericoloso come appariva dagli allarmi lanciati dalle autorità sanitarie. Il Ministero della Salute, nel Comunicato n. 27 del 4 febbraio 2010, dichiara che dall’inizio della campagna vaccinale, sono state somministrate complessivamente 851.549 prime dosi e 47.013 seconde dosi e che le vittime correlate alla nuova influenza sono state 229 (percentuale di vittime in rapporto al totale dei malati di nuova influenza A: 0,005 per cento).

Quello di cui ora poco si parla, ad emergenza passata, sono i milioni di euro spesi dal Servizio Sanitario Nazionale per l’acquisto dei vaccini contro l’influenza A, circa 24 milioni di dosi secondo il Codacons (cifre che si aggirano attorno ai 184 milioni di euro). Un dato che riaccende le polemiche dopo la riconsegna delle dosi di vaccino non usate: che fine faranno i milioni di dosi che in questi giorni tutte le Regioni stanno riconsegnando al Ministero della Salute? Le Regioni infatti stanno raccogliendo tutti i vaccini che sono ancora giacenti presso le farmacie delle Asl e di alcuni ospedali dove erano stati stoccati per la somministrazione sul territorio. Non saranno raccolte le confezioni singole nella disponibilità dei singoli medici convenzionati o dei pediatri per la difficoltà di accertarne la corretta conservazione. Da una prima stima dell’Istituto Superiore di Sanità sembrerebbe che solo l’8,5%  delle dosi acquistate siano state somministrate.

 E’ forse vero che la tutela della salute di ogni individuo esiste solo se esistono grandi interessi economici e possibilità di guadagno e di business?

Adriana Ruggeri