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Processo Mediaset: i legali del premier chiedono il legittimo impedimento

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Gli avvocati del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, hanno chiesto il legittimo impedimento del premier a partecipare all’udienza di lunedì prossimo per il processo sui presunti fondi neri di Mediaset. L’udienza è già stata rinviata in passato per lo stesso motivo.

Il processo riguarda gli acquisti dei telefilm trasmessi in Italia, che Mediaset avrebbe pagato a prezzi salatissimi per creare fondi neri. Secondo i pm Fabio De Pasquale e Sergio Spadaro, i prezzi dei serial  sarebbero stati gonfiati attraverso compravendite fittizie in alcune società estere gestite, da alcuni uomini di fiducia di Berlusconi.

I fondi neri, erano la differenza fra gli importi che Mediaset pagava a Frank Agrama, socio occulto dell’attuale premier e produttore di Hollywood, per  i telefilm della Paramount e gli importi che poi effettivamente Agrama versava alla Paramount stessa. Roberto Pace, amministratore delegato dal 1998 al 2001 di Mediatrade racconta che nel giorno 17 Ottobre 2001,  “Aldo Bonomo (ex presidente Fininvest, deceduto), che io non conoscevo di persona, mi disse che stava arrivando a Milano il signor Agrama e che dovevamo incontrarci presso la Fininvest. Io andai all’incontro e Agrama era già a colloquio con Bonomo. Il presidente mi chiese di vedere alcuni dati circa l’andamento delle forniture di Agrama e mi domandò per quale motivo ci fosse stata una contrazione degli acquisti. Io gli ripetei i soliti concetti sulla scarsità di budget. E gli sottolineai che la qualità del prodotto non mi convinceva. A questo punto Agrama s’infuriò e tirò fuori dalla borsa un dattiloscritto di pochi fogli e lo dette a Bonomo con aria di sfida, dicendo: “Di queste ce ne ho mille e questa riguarda Bernasconi (manager Fininvest anch’egli scomparso che fu a lungo responsabile del comparto estero del gruppo)””.

Pace considerava quindi Agrama un’intermediazione che costava troppo e produceva poco, e non conosceva il contenuto di quei documenti, ma una settimana dopo: “Ricevetti per conoscenza una lettera firmata da Bonomo e indirizzata ad Agrama, nella quale gli si assicurava per il futuro un volume d’affari di 40 milioni di dollari l’anno, ovviamente facendo presente che il prodotto doveva essere di qualità”.

I pm si sono accorti che i soldi, appena arrivavano ad Agrama, una parte restava a lui e l’altra prendeva la strada delle famose scatole cinesi per arrivare poi in Svizzera, dove è stato sequestrato l’equivalente di 100 milioni di dollari, soldi, secondo la procura e a detta di alcuni testimoni, riconducibili a Silvio Berlusconi.

Il processo è stato ripreso 13 mesi dopo lo stop forzato a causa del Lodo Alfano; l’accusa ha praticamente ascoltato tutti i suoi testimoni, ma il testimone più atteso continua a disertare l’aula.

Stefano Bernardi