Home Interni: Scopri cosa accade Oggi in Italia Cronaca: Ultime Notizie di Cronaca

Salma di Pietro Colazzo in arrivo da Kabul, ecco la lettera di un collega

CONDIVIDI

L’attacco terroristico avvenuto a Kabul pochi giorni fa ha visto perire l’agente segreto italiano Pietro Antonio Colazzo e il regista francese Severin Blanche. Stamane pioveva nella città tristemente nota per la violenta situazione alla quale è perennemente sottoposta. Si è consumata una veloce cerimonia di commiato, successivamente, le bare sono state caricate su un C-130 italiano che, secondo le previsioni, dovrebbe atterrare presso l’aeroporto di Ciampino lunedì mattina.

Pietro Antonio Colazzo aveva 47 anni, originario di Galatina (Lecce) era il «numero due» del servizio segreto italiano per l’estero a Kabul. L’uomo era separato, non aveva figli e, la sua, era una vita sotto copertura: lo chiamavano «consigliere diplomatico». Quando la salma giungerà in patria sarà allestita una camera ardente che la ospiterà presso l’ospedale militare del Celio per tre ore.
In seguito Pietro si appresterà a compiere il suo ultimo viaggio, alla volta di Galatina presso la quale sarà celebrato, nella giornata di martedì, il funerale nel Duomo della città.

Circola a Kabul, tra amici e colleghi di Colazzo, una lettera straziante scritta in inglese da un amico dell’agente segreto, eccone uno stralcio:

«Qui tutti siamo distrutti; è incredibile pensare che non è più con noi, Piero era una persona eccellente, così cordiale, discreto, intelligente e, soprattutto, umanissimo. È morto in circostanze odiose, la bomba è stata di una violenza terrificante. Ferito, ha chiamato al telefono il comandante della polizia e l’ambasciata. È chiaramente riuscito ad aiutare gli altri italiani che stavano nello stesso albergo a salvarsi, prima di essere ucciso a colpi di fucile o da una granata». Ecco un ricordo assolutamente personale: «Io e lui eravamo abituati a scambiare qualche parola ogni giorno, talvolta fumando una sigaretta. Lui era colto, aveva viaggiato. La notte prima di morire aveva appena cominciato a insegnarmi i fondamentali del dari. Era l’altroieri notte».

Valeria Panzeri