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Sostenere le PMI: appello di Bankitalia alle popolari

In quel di Verona le banche popolari italiane si sono ritrovate per due giorni  di dialogo e confronto; uno dei temi principali del “tour de force” è stato quello del sostegno alle piccole e medie imprese, ma ancor prima si è cercato di stabilire legami più stretti e più saldi tra le varie banche presenti alla convention. Sull’argomento è intervenuto Giovanni de Censi, presidente dell’Istituto centrale delle banche popolari italiane: “scopo del convegno è quello di attuare confronti tra le nostre diverse esperienze per cementare i legami e i valori che caratterizzano il nostro modo di fare banca”.

Delle piccole imprese ha iniziato a parlare Fabrizio Saccomanni, direttore generale della Banca d’Italia, attraverso una relazione volta appunto a chiarire l’importanza del sostegno alla categoria, cuore e motore dell’Italia produttiva. Da una parte il documento ha fatto presente che “Il sistema cooperativo  è un asset del Paese e le banche popolari hanno fortemente sostenuto le piccole e medie imprese e la famiglie durante la crisi”, dall’altra però ha preso in considerazione anche i rischi, non trascurabili di operazioni di questo genere: “La recessione vede ora le popolari particolarmente esposte sulla qualità del credito, peraltro in calo per tutto il sistema. Serve perciò un rafforzamento del presidio dei rischi.”

Un altro problema incontrato dalla banche popolari nell’operare è quello che potremmo chiamare, un po’ metaforicamente “presenza sul territorio“, o meglio ancora , tale problema consiste ancor più nel giostrarsi, da parte delle popoplari, tra questa presenza e il mantenere e seguire logiche di profitto e imprenditoriali. Le banche restano comunque aziende private e come tali sopravvivono solamente mettendo in atto strategie di guadagno. L’essere “partecipi” a ciò che avviene sul territorio si è tramutato, per quanto riguarda gli istituti di credito in circa 1 miliardo di euro, cifra totale, concessi ad associazioni con finalità sociali. Ed è in effetti così che dovrebbe essere, in quanto, essendo Cooperative di Credito, prima ancora che Istituti, lo scopo sociale dovrebbe sempre prevalere su quello di profitto soggettivo, come anche ha confermato Carlo Fratta Pasini presidente del consiglio di sorveglianza del Banco Popolare.

In questo panorama, si sta cercando di mettere in atto una ristrutturazione  “virtuale”  sia delle relazioni tra banche sia delle banche stesse , in un momento tra l’altro in cui le dinamiche generate dalla pesante crisi economica appena passata, o ancora in corso, contrastano di fatto il progetto di operare una convergenza di valori e caratteristiche, che porterebbe indiscutibilmente ad un settore ancora più performante senza che questo causi il perdere di vista lo scopo primario per il quale queste banche sono nate, quello sociale.

Angelo Sanna