Approvato il decreto Romani sui media televisivi

Dagli effetti del decreto, approvato in via definitiva dal Consiglio dei Ministri, saranno esclusi, tra gli altri, blog, motori di ricerca e giornali on-line. E’ questo il punto principale del decreto Romani. Le forti contestazioni alla bozza originale perpetrate soprattutto dall’AGCOM, hanno generato una modifica del testo, che ora sarebbe più “leggero”, meno autoritario.

Non ci sarà nessun controllo a priori sui contenuti di un prodotto editoriale pubblicato in rete, ma solamente un maggiore controllo per quanto riguarda la responsabilità di ciò che viene reso pubblico.

Una nota diffusa dal Ministero dello sviluppo economico chiarisce punto per punto gli argomenti intercettati e modificati dal decreto Romani. Si va dalla reintroduzione degli obblighi di programmazione, ad una maggiore tutela dei minori, in specifico dei bambini, attraverso un serrato controllo della diffusione di produzioni di carattere pornografico.

Interventi anche a favore della salvaguardia dell’emittenza locale, a partire dalle particolarità, come quella del criterio di ordinamento automatico dei canali sul telecomando, che appunto terrebbe conto della necessità delle emittenti locali di avere una certa visibilità e semplicità di trovare il canale sul quale trasmettono.

La posizione più complesssa e controversa risulterebbe comunque essere quella di Youtube, il sito che “hosta”  milioni di video, visibili gratuitamente. Il maggior controllo della responsabilità coinvolgerebbe Youtube , in quanto sarebbe possibile considrarlo come un sito di video on demand, pur che” l’on demand” non necessiti di alcun pagamento per essere soddisfatto. In Italia, ma non solo, il problema è grave, in quanto periodicamente spuntano sul sito in questione video di minorenni che si spogliano ( per gioco?) video di episodi di bullismo, oppure di soprusi ai danni di bambini diversamente abili, cose oscene  a vedersi insomma.

Ma il rientro  di Youtube in una simile categoria, costringerebbe i gestori del sito stesso ad applicare diversi filtri, che , data la mole di lavoro, dovranno per forza essere di natura informatica; un essere umano infatti non vivrebbe abbastanza per vedere e valutare  tutti i video caricati  su Youtube, anche prendendo in considerazione solo un breve periodo di tempo . Questo “stratagemma” però rischierebbe di escludere molti video di fattura completamente innocente, a causa del fenomeno che potremmo  chiamare, sdrammatizzando, ” innocenti in galera”.

Non è ancora chiaro se ed eventualmente in quale modo si agirà per rafforzare le responsabilità di chi ospita, sul proprio spazio virtuale,  video di persone terze, senza controllarli. Rimane però la funzione di vigilanza dell’AGCOM per quanto riguarda il web. Tale funzione è stata infatti dal Decreto attivamente riconosciuta.

A.S.