Consiglio dei ministri: Oggi il ddl anti-corruzione del governo

Sarà discusso oggi in Consiglio dei ministri il nuovo disegno di legge anticorruzione del governo. Non ci sarà, com’era prevedibile, alcuna misura per l’eleggibilità dei candidati. L’inasprimento delle pene sarà su 11 reati contro la Pubblica amministrazione, che vanno dal peculato alla corruzione. Gli incrementi non supereranno i sei anni, per non andare ad incidere sui tempi della prescrizione. Sembra che la pena per corruzione in atti giudiziari resterà al massimo 8 anni e non scenderà, come sembrava, a 6 anni. E’ stata introdotta anche una nuova circostanza aggravante, che inasprisce di un terzo le pene nei confronti di un pubblico ufficiale che abbia compiuto reati particolarmente lesivi nei confronti della pubblica amministrazione.

Al testo del disegno di legge hanno lavorato, oltre al ministro Alfano, anche i ministri Calderoli e Brunetta. Brunetta, nei giorni scorsi, aveva spiegato il suo ruolo nel miglioramento del testo: Brunetta ha spiegato nei giorni scorsi il suo coinvolgimento nel miglioramento delle norme in discussione: ”Siccome il testo riguardava solamente l’inasprimento delle pene, si e’ deciso di aggiungere altre due parti: una di competenza del ministro per la Semplificazione legislativa Calderoli, che concerne il controllo degli enti locali, l’altra riguarda me come ministro della Pubblica amministrazione ed e’ sulla trasparenza”.

Assenti nel disegno i limiti di eleggibilità, salvo l’incandidabilità del presidente della Regione che sia stato rimosso per aver compiuto “atti contrari alla Costituzione o gravi violazioni di legge”. La proposta di Gianfranco Fini per escludere per cinque anni tutti coloro che avessero subito una condanna definitiva non è stata presa in considerazione dal ministro Alfano che ha ritenuto che su questo specifico punto la legge non debba intervenire.

La polemica con le opposizioni è alimentata soprattutto dalle politiche del governo volte a limitare lo strumento delle intercettazioni e dal legittimo impedimento. Antonio Di Pietro e la sua Italia dei valori sminuiscono le norme studiate dal governo: ”Il disegno di legge non sara’ mai approvato, meglio fare un passo indietro su intercettazioni e legittimo impedimento”.

Anche Anna Finocchiaro, capogruppo al senato del Partito Democratico, è della stessa opinione “Se Berlusconi vuole davvero impegnarsi contro la corruzione, lasci perdere i provvedimenti sulle intercettazioni e sul legittimo impedimento e si concentri su una serie di misure strutturali che possono garantire trasparenza negli appalti e nella pubblica amministrazione”.

Stefano Bernardi